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giovedì 26 marzo 2026
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Pazienti a bordo 2026: la vela incontra la psiconcologia a Caprera

Pazienti a bordo 2026 unisce vela e psiconcologia a Caprera coinvolgendo donne con tumore in un percorso tra mare esperienza e supporto alla cura

Aladar Aladar Aladar
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Nel panorama della vela italiana torna un progetto che negli ultimi anni ha costruito un ponte concreto tra mare e medicina. Non si tratta di una regata né di una semplice esperienza formativa, ma di un percorso strutturato che mette al centro la persona, utilizzando la navigazione come strumento di supporto alla cura.

Un progetto tra vela e supporto alla cura

Nel 2026 riparte “Pazienti a bordo”, iniziativa promossa dall’associazione We Will Care in collaborazione con la Fondazione Centro Velico Caprera, con un’impostazione che unisce pratica velica e psiconcologia. Il programma si svolgerà tra giugno e settembre, articolato in più settimane sull’isola di Caprera, e coinvolgerà 75 donne con una diagnosi oncologica.

Alla base del progetto c’è un’idea precisa: il mare come spazio di esperienza e la barca a vela come ambiente che richiede presenza, collaborazione e capacità decisionale. Elementi che, secondo gli organizzatori, possono contribuire a modificare la percezione del proprio ruolo durante il percorso di cura.

Come si svolge l’esperienza a bordo

Durante ogni settimana le partecipanti seguono un programma strutturato che alterna teoria della navigazione, attività in mare e sessioni di psicoterapia di gruppo. Il contesto è volutamente essenziale e immerso nella natura, lontano dalla routine quotidiana, per favorire un coinvolgimento completo sia sul piano fisico sia su quello mentale.

L’iniziativa si inserisce in un filone di ricerca sempre più consolidato, secondo cui fattori come stress cronico e infiammazione possono influenzare il decorso delle patologie oncologiche. Intervenire su questi aspetti attraverso esperienze integrate rappresenta oggi uno degli ambiti più osservati dalla psiconcologia.

I risultati e il ruolo della vela nel percorso

I risultati raccolti nelle edizioni precedenti hanno contribuito a rafforzare questa impostazione. I dati del 2025 indicano una riduzione dei livelli di ansia e depressione, un miglioramento della percezione di autoefficacia e, in alcuni casi, una diminuzione dei parametri legati all’infiammazione sistemica nei mesi successivi all’esperienza.

In questo contesto la vela non è proposta come attività ricreativa, ma come parte di un modello più ampio. A bordo, ogni azione richiede coordinamento, attenzione e responsabilità condivisa: condizioni che spingono le partecipanti a uscire da una posizione passiva per assumere un ruolo attivo, anche simbolicamente, nel proprio percorso.

Il progetto mantiene inoltre una componente scientifica strutturata. I dati raccolti durante le settimane a Caprera vengono analizzati per valutare l’impatto dell’esperienza su parametri psicologici e biologici, con l’obiettivo di definire modelli replicabili di intervento integrato tra attività fisica, ambiente naturale e supporto terapeutico.

Nel mondo della vela, iniziative di questo tipo rappresentano una declinazione diversa dell’andare per mare. Non legata alla performance o alla tecnica pura, ma alla capacità di creare contesti in cui la navigazione diventa strumento di relazione e consapevolezza.

“Pazienti a bordo” si inserisce in questa linea, proponendo un utilizzo della barca a vela che si allontana dall’immaginario sportivo tradizionale e si avvicina a una dimensione più ampia, in cui il mare diventa parte di un percorso personale e terapeutico.

© Riproduzione riservata

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