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mercoledì 7 ottobre 2026
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Posidonia, nuova normativa nazionale: l’ancoraggio non deve danneggiare gli habitat protetti

La legge 70/2026 introduce nuove regole per gli ancoraggi e la tutela della Posidonia. Nelle AMP possono essere previste limitazioni precise.

Posidonia, nuova normativa nazionale: l’ancoraggio non deve danneggiare gli habitat protetti
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Per chi naviga lungo le coste italiane diventa sempre più importante verificare con attenzione dove sia possibile dare fondo all’ancora. La legge 7 maggio 2026 n. 70, entrata in vigore il 10 maggio, ha infatti introdotto a livello nazionale un principio esplicito per la protezione degli habitat marini sensibili, con particolare riferimento alle praterie di Posidonia oceanica.

L’articolo 20 della legge stabilisce che l’ancoraggio delle imbarcazioni non deve compromettere la conservazione dell’ambiente marino e costiero e non deve provocare distruzione, deterioramento, alterazione o frammentazione degli habitat marini sensibili o protetti. Il testo cita espressamente le praterie di Posidonia, insieme alle altre fanerogame marine e alle biocostruzioni bentoniche, come il coralligeno.

La novità è importante soprattutto perché introduce un principio generale valido sul territorio nazionale, al quale si affiancano poi i regolamenti delle singole Aree Marine Protette, le ordinanze delle autorità marittime e le disposizioni locali. Per il diportista questo significa che non è sufficiente verificare genericamente se l’ancoraggio sia consentito: bisogna controllare anche le caratteristiche del fondale e le eventuali limitazioni previste nell’area in cui si naviga.

Nel Sinis si ancora soltanto nelle aree individuate

Un esempio particolarmente chiaro arriva dall’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre, in Sardegna.

Qui la disciplina dell’ancoraggio è già molto precisa. In zona A l’ancoraggio è vietato, mentre nelle zone B e C non è possibile ancorare nelle aree caratterizzate da habitat di pregio, comprese le praterie di Posidonia, la Cymodocea e il coralligeno. L’ancoraggio delle unità da diporto è invece consentito esclusivamente nelle aree caratterizzate da fondali inerti sabbiosi individuate dal soggetto gestore.

Il disciplinare dell’AMP è stato inoltre aggiornato nel giugno 2026 e distingue tra aree di ancoraggio libero e aree di ancoraggio regolamentato, queste ultime operative dal 1° maggio al 31 ottobre.

Prima di dare fondo conviene controllare la normativa locale

La legge nazionale non trasforma automaticamente ogni prateria di Posidonia in una zona delimitata da un unico divieto uniforme: le modalità operative possono cambiare da un tratto di costa all’altro e diventano particolarmente dettagliate all’interno delle Aree Marine Protette.

Per chi naviga, quindi, la regola pratica è sempre più semplice ma anche più stringente: prima di ancorare è necessario conoscere il tipo di fondale e verificare regolamenti, cartografie e ordinanze dell’area interessata.

La tutela della Posidonia non è più soltanto una raccomandazione ambientale. Con la legge 70/2026 entra esplicitamente nel quadro normativo nazionale che disciplina il comportamento delle unità all’ancora.

© Riproduzione riservata

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