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sabato 17 ottobre 2026
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Salone Nautico di Genova, che cosa funziona e cosa no

Il Salone Nautico di Genova migliora nei servizi, ma mancano le barche a vela di piccole dimensioni. Il mercato italiano soffre e Cannes attira i cantieri.

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Il Salone Nautico di Genova si è chiuso da dieci giorni ed è arrivato il momento di fare i conti, cercando di capire che cosa ha funzionato e che cosa, invece, non è andato come avrebbe dovuto. Il team di Solovelanet è stato al Salone dal giorno prima dell’apertura fino all’ultimo giorno. Abbiamo vissuto sia quello che il pubblico vede, sia quello che normalmente rimane dietro le quinte. Le novità sono state molte, quasi tutte positive, ma c’è anche qualcosa che non ha funzionato. La trasformazione del vecchio Palazzetto dello Sport in un centro commerciale è stata una grande idea, soprattutto perché permette ai visitatori e agli espositori di fermarsi per pranzo, potendo scegliere tra numerosi locali dove mangiare. Ottimo anche il parcheggio sotterraneo, sebbene il costo giornaliero sia decisamente esagerato: 35 euro al giorno per un SUV di medie dimensioni. Tuttavia, la sua comodità è impareggiabile e quei posti auto hanno contribuito a liberare altri parcheggi all’esterno, alleviando, seppure di poco, uno dei problemi storici del Salone. ## Le barche a vela e il problema dei piccoli modelli Quello che, invece, continua a non funzionare è il numero di barche a vela e di superyacht presenti, davvero troppo contenuto. Le barche a vela erano appena una sessantina, tra monoscafi e catamarani. Questo significa che chi cercava un monoscafo poteva fare una passeggiata di pochi minuti e avere già visto praticamente tutto. I cantieri erano più o meno sempre gli stessi e, fatta eccezione per il Pogo 44 e il NEO 520 Roma, mancavano imbarcazioni davvero particolari. Cronica, poi, l'assenza delle barche piccole, proprio quelle che vorrebbe vedere il 90% del pubblico. È colpa del Salone? Forse no, o almeno non del tutto. Certamente gli organizzatori potrebbero studiare una campagna specifica per attirare produttori e rivenditori di piccole imbarcazioni. Fino a pochi anni fa si incontrava ancora qualche cantiere polacco che esponeva barche tra i 21 e i 26 piedi, ma oggi sono scomparsi. La spiegazione che ci danno i loro importatori è sempre la stessa: «Costi troppo alti rispetto ai ritorni che otteniamo». Il problema è che non portare le barche piccole significa lasciare insoddisfatta una grande parte dei visitatori, persone che pagano il biglietto d'ingresso senza trovare il prodotto che cercano. ## Il mercato italiano della nautica a vela Ma, al di là dei costi elevati, che non sono una caratteristica esclusiva di Genova, perché i saloni nautici sono costosi in tutto il mondo, il problema principale va cercato nel mercato. Un mercato che, complice il clima di instabilità che si respira ormai da due anni, fatica sempre di più ad attirare velisti realmente interessati all'acquisto. In Italia, il numero di barche a vela vendute ogni anno, escludendo quelle acquistate dalle società di charter, probabilmente non raggiunge neppure le 150-200 unità. Per avere un termine di paragone, nel 2007 Beneteau vendeva 44 barche soltanto durante il Salone Nautico di Genova. Oggi, nell'arco di un intero anno, charter compreso, ne vende poche di più. Il governo sostiene che l'economia sia in crescita, ma a giudicare dall'andamento del mercato della nautica a vela non si direbbe. ## La concorrenza di Cannes e il cambiamento del mercato L'altro grande problema per Genova si chiama Cannes. Il salone francese, che oggi si svolge una ventina di giorni prima di quello italiano, attira una grande quantità di superyacht che poi non arrivano a Genova, ma anche numerose barche a vela che il pubblico italiano non avrà occasione di vedere, nonostante alcune siano costruite proprio nel nostro Paese. La situazione è tale che quest'anno, nel nostro Speciale Salone Nautico di Genova, abbiamo deciso di inserire anche alcune delle barche viste a Cannes. Un esperimento riuscito, che ripeteremo il prossimo anno aumentando ulteriormente il numero delle imbarcazioni presentate al salone francese. Molti cantieri non sono più attratti da Genova. Da una parte pesano i problemi logistici della città, dall'altra c'è il progressivo ridimensionamento del mercato italiano, che fino a pochi anni fa era considerato da numerosi costruttori il loro mercato numero uno e che oggi è sceso di parecchie posizioni nella classifica dei principali mercati europei. Per capire quanto sia cambiata la situazione basta ricordare che un tempo Beneteau progettava barche lunghe 11,99 metri proprio per non superare la soglia dei 12 metri. Andare oltre quella misura significava infatti rinunciare a una parte importante del mercato italiano, dove le imbarcazioni di dimensioni superiori venivano considerate beni di lusso. La caduta del mercato ha molte cause, non ultima una trasformazione culturale. I giovani sembrano sempre meno disposti a impegnare somme importanti nell'acquisto di un bene durevole come una barca, almeno nella prima parte della loro vita lavorativa. D'altra parte, se il mercato non offre imbarcazioni di piccole dimensioni a prezzi ragionevoli, è comprensibile che molti preferiscano non destinare una parte consistente del proprio reddito all'acquisto di una barca. Quei soldi vengono impiegati per viaggiare e, quando si vuole andare per mare, si preferisce eventualmente ricorrere al noleggio. Alla fine, quindi, il giudizio sul Salone Nautico di Genova non è negativo. Sono stati fatti molti passi avanti verso una manifestazione più fruibile, comoda e interessante, ma resta da superare quello che, a nostro avviso, è uno degli ostacoli principali: la mancanza di barche di piccole dimensioni. Gli organizzatori dovrebbero comprendere che, per i produttori di imbarcazioni sotto gli otto metri, i vantaggi economici della partecipazione al Salone sono spesso inferiori a quelli che il Salone stesso potrebbe ottenere dalla loro presenza. Ed è proprio da questa considerazione che bisognerebbe partire: se si vogliono riportare a Genova le barche piccole, occorre ripensare i costi di partecipazione, tenendo conto del valore che queste imbarcazioni rappresentano per la manifestazione e, soprattutto, per il suo pubblico.

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