
Un viaggio in Antartide in barca a vela dalla Terra del Fuoco alla Penisola Antartica, tra Drake, iceberg, pinguini, balene e approdi estremi.
La Penisola Antartica, la parte dell’Antartide più vicina alla costa cilena e quindi la più “facile” da raggiungere da un turismo sempre alla ricerca di nuove opportunità, è oggi meta per più di ventimila turisti l’anno. Quasi tutti raggiungono la Penisola a bordo di navi da crociera, per lo più ex rompighiaccio sovietiche, attrezzate con i comfort richiesti dall’esigente turista di oggi. È certamente un bel viaggio per quanti desiderano arrivare nei luoghi più remoti della terra come fossero a casa loro.
La crociera in barca a vela, però, seppure perfettamente attrezzata per navigare alle alte latitudini, provvista di riscaldamento e acqua corrente (più o meno calda), è tutt’altra cosa.
È, secondo noi, uno dei pochi modi rimasti per assaporare in perfetta sicurezza un’avventura vera, navigando in libertà tra i ghiacci, decidendo le rotte da seguire e le rade in cui fermarsi.
Lo spettacolo di decine e decine di iceberg alti come palazzi di 6/8 piani e popolati da intere colonie di foche e pinguini è mozzafiato. A ciò bisogna aggiungere la storia di cui questo straordinario continente è stato testimone: dalle prime spedizioni di Cook nella seconda metà del ‘700, a quelle del ‘900 (epica quella di Shackleton), e poi la “corsa al Polo”, la tragedia di Scott e la vittoria di Amundsen.
Insomma, una navigazione unica al mondo, che viene raccontata attraverso i ricordi di un viaggio indimenticabile.

Il viaggio e la partenza
Per andare in Antartide in barca a vela si parte da Ushuaia, sulla costa sud dell’Argentina, o da Puerto Williams in Cile, l’insediamento abitato più a sud del mondo. Per dirla con Coloane: il mondo alla fine del mondo.
Il periodo consigliato è da dicembre a metà febbraio, la parte centrale dell’estate: c’è luce per circa 18/20 ore al giorno e la temperatura è relativamente mite (da 0 a -10 gradi).
La maggior parte delle barche a vela parte da Puerto Williams, dove le tasse portuali sono inferiori a quelle argentine e la differenza incide parecchio, soprattutto per le barche “piccole”, cioè al di sotto delle 50 tonnellate.
In linea d’aria, Ushuaia e Puerto Williams distano tra loro poche decine di miglia, ma è praticamente impossibile spostarsi da una località all’altra in modo semplice. I dissapori fra Argentina e Cile, infatti, non sono ancora del tutto scomparsi. Così non esistono collegamenti ufficiali diretti e ci si può spostare, in modo un po’ avventuroso, a bordo di gommoni appartenenti a improvvisati traghettatori locali.

Per raggiungere Puerto Williams dall’Italia il modo migliore è prendere un aereo per Parigi e da lì un volo diretto per Santiago del Cile con scalo tecnico a Buenos Aires. A Santiago conviene fermarsi una notte, poiché il viaggio è ancora lungo.
Vale la pena, invece, ritagliarsi qualche giorno per vedere la vicina Valparaiso, bellissima città “verticale” con abitazioni povere rivestite in lamiera colorata. La località, patrimonio UNESCO, è famosa per gli ascensori a cremagliera che collegano le varie zone.
Da Santiago si prosegue verso Punta Arenas, dove si passa una notte prima di prendere un piccolo aereo per Puerto Williams.
Puerto Williams è una cittadina di frontiera con circa 200 abitanti, con case per lo più monopiano riscaldate a legna. Non offre molte attrazioni: un piccolo museo, una piazza e pochi negozi.
Poco più a sud si incontrano il mitico Capo Horn e il canale di Drake, punto di incontro tra gli oceani Pacifico e Atlantico, dove un vento di 40 nodi è considerato “normale”.
Il vero punto di riferimento è lo yacht club Micalvi, una vecchia nave da guerra trasformata in pontile, luogo d’incontro per navigatori di tutto il mondo.

Navigazione tra ghiacci e vita a bordo
In Antartide i fondali sono profondi e spesso di cattiva tenuta. I venti possono raggiungere anche 70 nodi da qualsiasi direzione.
Per questo motivo non si dà quasi mai fondo all’ancora. Le barche utilizzano quattro lunghe cime portate a terra con il gommone e fissate alle rocce. La barca viene così “imbragata” e bloccata.
Dopo l’imbarco si attende la finestra meteo favorevole per affrontare il Drake.
Davanti ci sono circa 600 miglia di mare aperto, percorribili in circa 72 ore. La traversata può essere impegnativa ma anche spettacolare: vento costante, velocità elevate e spesso la compagnia dei delfini.

All’alba del terzo giorno appare lo scenario dei ghiacci.
Una volta arrivati nell’arcipelago Palmer il mare si calma e inizia la navigazione tra iceberg, balene, foche e pinguini.
Port Lochroy è uno dei primi approdi: un ex avamposto baleniero trasformato in punto di accoglienza per le spedizioni.
Da lì si prosegue verso sud tra canali e baie ghiacciate.
La vita a bordo è sorprendentemente confortevole:
temperatura interna fino a 15 gradi
abbigliamento tecnico leggero
cabine fredde ma vivibili
Per l’acqua si utilizzano dissalatori o acqua salmastra, meno salata.
La navigazione continua verso sud fino al Circolo Polare Antartico.
Il paesaggio è indescrivibile: iceberg di colori diversi, dal bianco al blu intenso fino al nero. Il mare cambia colore dal blu scuro al verde.
Arrivati oltre i 66° sud, alcuni membri dell’equipaggio si tuffano nelle acque a 2 gradi per festeggiare il traguardo.

Il ritorno
Dopo aver esplorato baie e zone inesplorate, si riparte verso nord attraversando nuovamente il Drake.
Il ritorno regala condizioni ideali: vento portante e onde lunghe. Capo Horn appare all’alba, imponente.
Sbarcati, resta la sensazione che questo viaggio non sia unico, ma l’inizio di una lunga serie.
In totale: 1.669 miglia percorse in tre settimane.
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