
Chi prende una barca a vela in bareboat diventa responsabile della navigazione, della sicurezza a bordo e dei danni. Ecco cosa prevede la normativa.
C’è un momento, al check-in, in cui la vacanza cambia natura. Fino a pochi minuti prima si parla di cabina, cambusa, rotta. Poi arriva la firma del contratto, le chiavi della barca, i documenti di bordo, l’ispezione dell’unità. Da quel momento, nel bareboat, non si è più soltanto clienti: si diventa, nei fatti, il riferimento operativo dell’imbarcazione. Ed è qui che iniziano le responsabilità, quelle che spesso restano in ombra finché non accade qualcosa.
Locazione e responsabilità: cosa cambia davvero nel bareboat
In Italia il bareboat è una locazione di unità da diporto. Il proprietario o la società di charter cede il godimento dell’imbarcazione per un periodo determinato e chi la prende in locazione esercita la navigazione assumendone responsabilità e rischi. È un passaggio chiave perché sposta l’asse: non è più la barca del charter, ma la barca affidata a chi firma il contratto, che diventa responsabile della condotta.
Questo non significa che il locatore non abbia obblighi. L’unità deve essere consegnata con documenti in regola e nelle condizioni pattuite, e il contratto deve essere scritto e tenuto a bordo. Ma una volta mollati gli ormeggi, la responsabilità della navigazione ricade su chi conduce. Anche per questo molte basi chiedono evidenze di competenza e talvolta una prova pratica: non è burocrazia, è gestione del rischio.
Sicurezza e responsabilità verso l’equipaggio
La prima responsabilità è partire o non partire. Il comandante è responsabile delle dotazioni di sicurezza della barca. Questo significa che se accade un incidente e non ci sono giubbotti per tutti, non è possibile sostenere di non esserne a conoscenza. La legge richiede che chi conduce verifichi la presenza e l’efficienza delle dotazioni previste. Anche a questo serve il check-in.
Poi c’è la responsabilità verso le persone a bordo. Nel bareboat l’equipaggio è quasi sempre composto da amici o familiari, ma questo non attenua il ruolo di chi è al comando. Le manovre, l’uso delle attrezzature, le decisioni con meteo in peggioramento, l’ancoraggio in rada o l’ingresso in porto con vento teso sono situazioni ordinarie nella crociera. Possono però diventare fonte di responsabilità se qualcuno si fa male o se si crea un pericolo per terzi.
Danni alla barca e responsabilità verso terzi
Un equivoco frequente riguarda i danni all’imbarcazione. Molti pensano che, essendoci un’assicurazione, tutto sia coperto. In realtà le polizze scafo prevedono franchigie e scoperti, alcune voci possono essere escluse e la cauzione serve proprio a coprire la parte che resta a carico dell’utilizzatore. Se si danneggia un timone, si strappa una vela, si piega un pulpito o si tocca il fondo, la gestione economica passa dalla combinazione tra perizia, franchigia e deposito. Per questo check-in e check-out accurati sono fondamentali.
Il capitolo più delicato resta la responsabilità verso terzi. Una collisione, un urto in porto, un danno a un’altra barca all’ancora o a un corpo morto possono attivare la responsabilità civile e, in certe circostanze, anche profili penali legati alla condotta e al rispetto delle norme di sicurezza. Le assicurazioni coprono i danni a terzi, ma non eliminano la valutazione sulle scelte di chi era al comando.
Il bareboat restituisce libertà: rotta, tempi, soste, gestione della barca. Ma quella libertà comporta una responsabilità piena sulla navigazione, che non si esaurisce con la patente o con la firma sul contratto. È fatta di decisioni continue, dalla valutazione del meteo alla prudenza nelle manovre, fino alla cura dell’unità. In questo senso, prendere una barca a vela in bareboat significa assumere davvero il ruolo di comandante, non come etichetta, ma come funzione.
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