lunedì 12 gennaio 2026
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Giulia Sent, vivere in barca a Lisbona e tornare a Venezia in solitaria

Giulia Sent vive in barca a Lisbona e si prepara a tornare a Venezia in solitaria: 2.200 miglia tra Atlantico e Mediterraneo per ricerca e vita.

Gilia Sent, vive in barca a Lisbona per risparmiare sull'affito e ora per tornare a casa a Venezia navigherà per 2200 miglia in solitaria
Gilia Sent, vive in barca a Lisbona per risparmiare sull'affito e ora per tornare a casa a Venezia navigherà per 2200 miglia in solitaria
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Vivere in barca non come scelta romantica, ma come risposta concreta a un’esigenza di vita e di lavoro. È da qui che parte la storia di Giulia Sent, velista trentaduenne e ricercatrice ambientale, che oggi vive stabilmente a bordo della sua barca Sara. Ormeggiata in un marina a Lisbona, Sara è la sua casa e il punto di partenza di un lungo viaggio: il ritorno a Venezia, che Giulia affronterà in solitaria.

Scenderà lungo la costa portoghese, con la speranza che le orche la giudichino troppo piccola per essere degna delle loro attenzioni, attraverserà lo stretto di Gibilterra e da lì farà rotta verso la Sicilia, per poi risalire l’Adriatico come se fosse una grande autostrada verso casa. Un viaggio tutt’altro che semplice: 2.200 miglia di mare, in parte in Atlantico e poi lungo quasi tutto il Mar Mediterraneo.

È una navigazione che oggi non attira più le attenzioni della stampa, perché sono in molti ad affrontarla, ma resta comunque lunga e impegnativa. Farla in solitario le conferisce un valore diverso, più intimo e più avventuroso.

Perché vivere in barca

La decisione di Giulia di andare a vivere in barca non nasce da un progetto avventuroso, ma da una necessità pratica. Arrivata a Lisbona per un periodo di studi universitari, si è scontrata con il costo elevato degli affitti nella capitale portoghese. In quel contesto, l’idea di una casa sull’acqua si è trasformata rapidamente in una soluzione concreta, anche perché Giulia va a vela da quando aveva sette anni e non ha mai smesso.

La prima esperienza è stata su una houseboat, ma in seguito Giulia ha deciso di non continuare a spendere in affitti e ha acquistato Sara, una vera barca a vela. Da quel momento la barca è diventata casa, luogo di lavoro e spazio di sperimentazione quotidiana.

Vivere in barca si è rivelato non solo più economico, ma anche più sicuro. Il marina in cui si trova è controllato giorno e notte e Giulia racconta di sentirsi protetta. La manutenzione, l’organizzazione degli spazi e l’autonomia fanno parte della routine, senza idealizzazioni. Nei suoi racconti, la barca è una presenza viva, una guida che insegna attraverso l’esperienza diretta e anche attraverso gli errori.

Dalla formazione scientifica al mare

Nata a Murano, Giulia ha iniziato ad andare a vela da bambina, ma a un certo punto ha dovuto scegliere tra l’agonismo sportivo e lo studio. Ha optato per il percorso accademico, laureandosi in Scienze ambientali e proseguendo poi la sua formazione all’estero. Il mare, però, non è mai uscito dal suo orizzonte: è diventato oggetto di studio e strumento di lavoro.

Oggi la sua attività consiste nella raccolta di campioni d’acqua utili a validare i dati satellitari sullo stato dei mari. I satelliti osservano vaste aree, ma hanno bisogno di confronti diretti: campioni reali, prelevati sul campo. Vivere in barca le consente di essere costantemente a contatto con l’ambiente che studia, riducendo la distanza tra ricerca teorica e osservazione reale.

Una barca che diventa nave da ricerca

Sara non è solo un mezzo di trasporto. È pensata come una piattaforma scientifica in divenire, un progetto raccontato anche attraverso un blog personale che segue l’idea di “diventare una nave da ricerca”. Computer, strumenti di misura e materiali di campionamento convivono con vele e dotazioni di bordo, in uno spazio ridotto ma funzionale.

Questa impostazione sarà centrale anche nel viaggio verso Venezia. La navigazione in solitaria non rappresenta un obiettivo sportivo, ma una condizione che permette autonomia operativa e continuità nel lavoro di ricerca. Durante il tragitto, Giulia preleverà campioni d’acqua che verranno inviati a un centro di analisi internazionale, contribuendo a progetti di monitoraggio ambientale.

Il ritorno a Venezia

Il viaggio verso Venezia ha anche una dimensione personale. La città d’origine, osservata da lontano per anni, assume oggi un valore diverso. Tornarci via mare significa chiudere un cerchio, unendo formazione, lavoro e vita quotidiana in un’unica rotta.

Giulia progetta di arrivare a Venezia, ma anche di ripartire per continuare la sua attività scientifica a Lisbona. Se il viaggio di andata sarà rigorosamente in solitaria, quello di ritorno potrà aprirsi anche ad altri, mantenendo però intatto il senso di un percorso costruito sull’autonomia, sulla ricerca e su un rapporto quotidiano con il mare.

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