lunedì 12 gennaio 2026
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Lorenzo Barone ha superato metà dell’Atlantico a remi in solitaria

Lorenzo Barone ha superato la metà della traversata atlantica a remi, in solitaria, su una barca essenziale e senza supporti tecnologici.

Lorenzo Barone ha passato la metà della sua rotta per traversare l'Atlantico a remi
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Lorenzo Barone, esploratore italiano di 28 anni originario di San Gemini, in provincia di Terni, ha raggiunto e superato la metà del suo tentativo di attraversare l’Oceano Atlantico a remi, in completa solitudine. Partito il 19 dicembre dalle coste della Mauritania, dalla città di Nouadhibou, Barone sta portando avanti una delle imprese più impegnative del panorama dell’esplorazione contemporanea.

Una traversata che richiama alla memoria quella compiuta per la prima volta da :contentReference[oaicite:0]{index=0} tra il 2005 e il 2006, sebbene con mezzi tecnologicamente più avanzati rispetto a quelli scelti oggi da Barone.

L’unico collegamento con il mondo esterno è rappresentato dal segnale del geolocalizzatore che trasmette la sua posizione. Nessun collegamento telefonico, nessun aggiornamento in tempo reale. La barca utilizzata da Barone è costruita in compensato marino ed è priva di vela, motore o sistemi di navigazione automatica.

Una scelta coerente con la filosofia del progetto: affidarsi esclusivamente alla forza delle braccia e alla propria resistenza fisica e mentale per affrontare migliaia di miglia di oceano aperto.

Il progetto “Dust” e le tappe dell’esplorazione

La traversata atlantica rappresenta la seconda fase del progetto “Dust”, un percorso di esplorazione articolato in più tappe che punta a collegare ambienti estremi e profondamente diversi tra loro, dalla sabbia del Sahara alle foreste dell’Amazzonia fino alle Ande.

Prima di affrontare l’Oceano Atlantico, Barone ha già attraversato il deserto del Sahara in bicicletta. Dopo l’arrivo in Sud America, il progetto prevede nuove fasi di esplorazione terrestre.

La traversata richiederà diverse settimane di navigazione, durante le quali l’esploratore è costretto a convivere con un isolamento totale. Le condizioni del mare, il clima e la fatica fisica sono variabili costanti e difficilmente prevedibili.

Al momento, oltre alla posizione trasmessa via GPS, non sono disponibili informazioni dettagliate sulle condizioni del viaggio o sulle difficoltà incontrate lungo la rotta.

Il rischio delle traversate oceaniche a remi

La complessità di questo tipo di imprese è stata confermata anche da quanto accaduto nei giorni scorsi a un’atleta inglese, esperta di lunghe navigazioni a remi, che aveva intrapreso la stessa traversata. A circa 70 miglia a ovest di Capo Verde è stata costretta a lanciare il mayday, non essendo più in condizioni di proseguire.

Prima della partenza dalla Mauritania, Barone ha spiegato che la rinuncia a qualsiasi forma di supporto tecnologico o logistico non è casuale. L’obiettivo è vivere l’esperienza nella sua forma più essenziale, entrando in contatto diretto con ogni elemento dell’ambiente naturale.

La meta: Guadalupa

Il traguardo finale della traversata atlantica è la Guadalupa, sulla costa del Sud America. Un arrivo che viene seguito con attenzione dagli appassionati di esplorazione e da chi monitora quotidianamente l’avanzamento del suo viaggio attraverso il segnale GPS.

L’impresa di Lorenzo Barone si inserisce nella tradizione delle grandi traversate oceaniche a remi, dove la resistenza alla solitudine e alle pressioni ambientali è parte centrale della sfida. Una prova che va oltre l’aspetto fisico e assume una dimensione profondamente personale ed esistenziale.

Per ora, il piccolo puntino che avanza lentamente sulle mappe oceaniche resta il simbolo concreto di una sfida estrema, fatta di fatica, silenzio e determinazione.

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