Ricordiamo che dopo aver subito una penalità nel primo lato di bolina, durante l'ultima impoppata, la barca francese aveva guadagnato terreno sufficiente per potersi depenalizzare. Qualcosa però, nell'eseguire il giro attorno alla boa di arrivo, non doveva aver funzionato, visto che il Comitato aveva assegnato la vittoria ai sudafricani, nonostante il team di Sebastien Col avesse tagliato il traguardo con una manciata di secondi di anticipo rispetto allo scafo timonato da Paolo Cian.
Il dubbio su cosa fosse successo veramente – in un primo momento si era parlato di un tocco di boa - è stato sciolto questa mattina, quando la Giuria, rigettando la protesta francese, ha motivato la sua decisione dimostrando che durante lo svolgimento della penalità, parte dell'albero di Areva non è mai rientrato sul campo di regata.
Peter Reggio, Principal Race Officer, ha così spiegato la decisione presa: “Dalle prove presentate, la Giuria ha deciso che Areva Challenge non è ritornata in ogni sua parte sul campo di regata (rispetto alla linea di arrivo) dopo aver completato il giro di penalità. Quando la decisione del Comitato di Regata è contestata, la Giuria ha bisogno di prove evidenti e incontestabili per giungere alla conclusione che l’azione intrapresa dal Comitato sia sbagliata. Le prove presentate non avevano questi standard. La protesta è quindi rigettata”.
Una questione di centimetri, costata due punti al team francese che con quel successo avrebbe scavalcato Shosholoza in classifica generale, attestandosi un punto dietro agli svedesi di Victory Challenge.
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