lunedì 12 gennaio 2026
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Naufragio del 12 aprile 2023: l’audio inedito e le incongruenze nel racconto sulla morte di Calvia

La morte di Davide Calvia nel naufragio all’Asinara del 12 aprile 2023 resta un caso di cronaca controverso. Le incongruenze nel racconto di Pinna e l’audio inedito.

I cugini Giovannino Pinna e Davide Calvia
I cugini Giovannino Pinna e Davide Calvia
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La morte di Davide Calvia, avvenuta il 12 aprile 2023 nelle acque dell’Asinara, resta un caso di cronaca particolarmente controverso. Una vicenda che, fin dall’inizio, si è retta quasi esclusivamente sul racconto dell’unico sopravvissuto, il cugino Giovannino Pinna. Un racconto che nel tempo ha mostrato diverse incongruenze e che oggi torna al centro dell’attenzione per l’esistenza di un audio inedito, finito nelle mani dei familiari della vittima.

Secondo la versione fornita da Pinna, i due cugini sarebbero naufragati durante un’uscita in mare. L’uomo avrebbe lanciato un mayday indicando una posizione precisa, per poi raccontare di aver trascorso circa 27 ore in mare prima di essere individuato e soccorso. Una ricostruzione che presenta fin da subito elementi difficili da conciliare con quanto accertato nel corso delle ricerche.

Nell’area indicata nella richiesta di soccorso, infatti, le operazioni non portano a nessun riscontro concreto. Non viene individuato il relitto dell’imbarcazione, né vengono trovati oggetti personali o altri elementi riconducibili con certezza a un affondamento recente. Un’assenza che pesa, perché proprio quel punto avrebbe dovuto restituire almeno qualche traccia del naufragio.

Il ritrovamento del corpo e le distanze

Il corpo di Davide Calvia viene ritrovato solo dieci giorni dopo, al largo di Castelsardo, a una distanza significativa rispetto alle coordinate fornite con il mayday. Anche questo elemento introduce una frattura nel racconto: la posizione del ritrovamento, i tempi trascorsi e le correnti non sembrano offrire una spiegazione immediata e univoca.

Nel corso dell’indagine, Giovannino Pinna viene iscritto nel registro degli indagati per naufragio colposo. Emergono ulteriori criticità legate al suo comportamento successivo al salvataggio. In più occasioni, Pinna si avvale della facoltà di non rispondere, limitando o interrompendo il proprio contributo alla ricostruzione dei fatti.

Una scelta legittima sul piano giuridico, ma che, in un contesto privo di testimoni e di riscontri materiali immediati, contribuisce ad alimentare i dubbi su quanto accaduto prima e dopo il naufragio.

L’autopsia e la causa della morte

A rendere il quadro ancora più complesso è l’esito dell’autopsia. Davide Calvia non sarebbe morto per annegamento, come invece sembrerebbe emergere dal racconto fornito inizialmente dal sopravvissuto. Sul corpo vengono riscontrate fratture alle vertebre cervicali e alle costole, lesioni compatibili con un trauma violento.

Un dato che sposta l’asse dell’indagine: non un semplice evento accidentale in mare, ma una dinamica che implica un impatto significativo, la cui origine resta da chiarire.

È in questo contesto che prende forma una delle ipotesi più delicate valutate dagli inquirenti: che Pinna non abbia realmente trascorso la notte in mare, ma che si sia fatto ritrovare solo successivamente, così da rendere più credibile il proprio racconto.

Si tratta di un’ipotesi investigativa, non di una verità accertata, che viene presa in considerazione alla luce delle incongruenze emerse, dell’assenza di riscontri immediati nell’area del mayday e delle modalità del soccorso.

L’imbarcazione sequestrata e l’audio inedito

Nel 2024, il ritrovamento e il sequestro di un’imbarcazione ritenuta compatibile con quella del naufragio, custodita presso la Capitaneria di Porto di Porto Torres, aggiungono un nuovo elemento materiale all’inchiesta. Un passaggio rilevante, perché consente finalmente di affiancare alle dichiarazioni un oggetto concreto su cui effettuare accertamenti tecnici.

Ora, l’audio inedito potrebbe rappresentare un ulteriore punto di svolta. Secondo quanto riferito dai familiari di Calvia, la registrazione conterrebbe affermazioni che contraddirebbero le versioni finora emerse e includerebbero accuse e giudizi estranei a una semplice ricostruzione dei fatti.

Se acquisito ufficialmente e ritenuto autentico, l’audio potrebbe rimettere in discussione la coerenza del racconto fornito da Pinna e aprire nuove valutazioni investigative.

Il naufragio all’Asinara resta così una storia sospesa, costruita su un Sos senza riscontri immediati, un corpo ritrovato lontano dal punto indicato, una morte causata da traumi e un’unica voce che, col passare del tempo, appare sempre meno lineare.

In questo scenario, l’audio non rappresenta una soluzione definitiva, ma potrebbe diventare il punto da cui ripartire per verificare se quanto raccontato finora corrisponda davvero a ciò che è accaduto in mare quel giorno.

© Riproduzione riservata

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