
Quando Palanad 4 si è presentata sulla linea di partenza delle grandi regate oceaniche, l’attenzione si è concentrata subito sulla sua prua. Larga, piena, quasi verticale, distante dall’idea tradizionale di slancio affilato, la sua forma richiama il concetto di scow bow applicato a uno scafo di 50 piedi pensato per competere in IRC e affrontare traversate oceaniche.
Un progetto offshore firmato Sam Manuard
Palanad 4 è un Mach 50 disegnato da Sam Manuard per l’armatore Olivier Magre, con il figlio Antoine coinvolto direttamente nella conduzione nelle regate più impegnative. Il progetto nasce da un’esperienza maturata nel mondo Class40 e viene sviluppato con l’obiettivo di trasferire su un 50 piedi una filosofia di carena orientata alla navigazione d’altura veloce.
La barca si è fatta conoscere al grande pubblico con la partecipazione alla RORC Transatlantic Race, chiusa con un tempo reale inferiore ai nove giorni e con la vittoria overall in tempo compensato. Un risultato che ha dato visibilità a una soluzione di carena ancora poco diffusa nelle flotte IRC di queste dimensioni.

Cosa significa prua scow su un 50 piedi
La cosiddetta prua tonda non è un elemento puramente estetico. Il volume avanzato e la larghezza portata fino alla parte anteriore dello scafo hanno una funzione precisa: offrire maggiore sostegno quando la barca accelera alle andature portanti e limitare l’affondamento del muso nelle fasi di planata o quando l’onda è formata.
Su Palanad 4 questa impostazione lavora insieme a una chiglia basculante e a derive laterali che contribuiscono al controllo dell’assetto. L’insieme crea una piattaforma pensata per mantenere velocità medie elevate per molte ore, in particolare nelle condizioni tipiche delle traversate con vento stabile.
Il banco di prova delle grandi regate
Prima della traversata atlantica, il progetto aveva già affrontato regate di riferimento come la Rolex Fastnet Race, tradizionale banco di prova per le nuove barche offshore. In questo contesto la prua scow non è solo un esercizio progettuale, ma un elemento che deve confrontarsi con rating, condizioni variabili e avversari molto diversi per impostazione.
La lunghezza fuori tutto di poco superiore ai quindici metri e il pescaggio importante collocano Palanad 4 nella fascia delle imbarcazioni d’altura più specializzate, ma ancora inserite in un sistema di compenso che premia l’equilibrio complessivo del progetto.

Una tendenza destinata a restare?
La diffusione delle prue scow nelle classi minori aveva già segnato un cambio di prospettiva nella progettazione offshore. Con Palanad 4 il concetto approda su un 50 piedi IRC e riapre il confronto tra forme tradizionali e carene più voluminose a prua.
Resta da capire quanto questa soluzione possa adattarsi a un utilizzo più ampio rispetto alla regata pura. Molto dipenderà dalla capacità di mantenere efficienza anche nelle andature di bolina e nelle condizioni meno favorevoli. Intanto Palanad 4 ha mostrato che la prua tonda non è un dettaglio marginale, ma una scelta tecnica che incide in modo diretto sul comportamento in mare.
© Riproduzione riservata


















