martedì 6 gennaio 2026
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Pirateria: dall’antichità all’epoca contemporanea. Il nuovo libro di Alberto Massaiu sui predatori del mare

La pirateria dall’antichità a oggi nel nuovo libro di Alberto Massaiu: predatori, imperi e dinamiche del potere sul mare.

Pirateria. Storie di predatori e imperi sui mari dall’antichità all’epoca contemporanea
Pirateria. Storie di predatori e imperi sui mari dall’antichità all’epoca contemporanea
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La pirateria è un fenomeno che attraversa millenni di storia, riemergendo in forme diverse ogni volta che il controllo del mare si indebolisce. Pirateria. Storie di predatori e imperi sui mari dall’antichità all’epoca contemporanea, il nuovo libro di Alberto Massaiu, propone una ricostruzione cronologica che va dalle prime incursioni nel Mediterraneo antico alle manifestazioni moderne lungo le rotte globali.

Il volume prende avvio dall’epoca classica, quando Roma si trovò a fronteggiare i pirati della Cilicia in un Mediterraneo segnato da confini fluidi e da poteri regionali in competizione. L’intervento militare romano viene presentato come uno dei primi tentativi strutturati di eliminare gruppi organizzati capaci di minacciare la sicurezza delle rotte commerciali.

Il percorso prosegue con il Medioevo, periodo in cui l’Europa cristiana subì le incursioni di Vichinghi e Saraceni. In entrambi i casi, la pirateria si sviluppò in un contesto di debolezza dei regni locali e di mancanza di difese costiere efficaci. Le scorrerie di questi gruppi contribuirono a ridefinire gli equilibri politici e militari del continente tra IX e X secolo.

Una parte centrale del libro è dedicata alla pirateria barbaresca, sviluppatasi nelle città-Stato nordafricane di Algeri, Tunisi e Tripoli. Inserite nella sfera di influenza dell’Impero ottomano, queste realtà trasformarono predazione e cattura di schiavi in un sistema organizzato che influenzò a lungo le relazioni con le potenze europee. L’autore ricostruisce anche come queste attività abbiano determinato mutamenti strategici nella gestione della sicurezza del Mediterraneo.

Il volume analizza poi i due secoli di intensa attività pirata nei Caraibi, un’area attraversata da conflitti tra Spagna, Inghilterra, Francia, Olanda e Portogallo. In questo contesto presero forma figure come corsari autorizzati, bucanieri e predoni indipendenti, nati dalla competizione tra imperi coloniali e dall’assenza di un controllo stabile sulle rotte dell’Atlantico. È in questo periodo che la pirateria assume le caratteristiche oggi più presenti nell’immaginario comune, pur restando un fenomeno strettamente legato agli interessi politici delle potenze europee.

L’Ottocento asiatico rappresenta un ulteriore capitolo dell’espansione del fenomeno: le ricchezze del subcontinente indiano, della Cina e degli stretti di Malacca attirarono numerosi gruppi di predatori marittimi. Le marine europee tentarono di rispondere con campagne militari e operazioni di pattugliamento, riducendo ma non eliminando completamente la pirateria in quelle aree.

Il libro si chiude con un’analisi della pirateria contemporanea, con particolare attenzione al caso della Somalia. Qui il collasso dello Stato e l’assenza di un’organizzazione istituzionale hanno favorito la formazione di gruppi armati dotati di mezzi moderni e capaci di sfruttare vuoti di potere, rotte commerciali vulnerabili e risorse economiche limitate.

Il lavoro di Massaiu propone quindi una panoramica ampia, che collega epoche distanti tra loro attraverso elementi ricorrenti: il potere marittimo, la fragilità degli Stati, la gestione delle rotte commerciali e l’evoluzione tecnologica. Il risultato è una ricostruzione che consente di inquadrare la pirateria non come un fenomeno isolato, ma come una manifestazione periodica delle dinamiche politiche, economiche e sociali che regolano il rapporto tra le potenze e il mare.

Scheda del libro

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