
Si chiama Protest ed è una nuova applicazione pensata per supportare la gestione delle proteste in regata, disponibile a partire dal 29 gennaio. Uno strumento digitale che promette di aiutare velisti, giudici e comitati a orientarsi tra fatti, regole e possibili infrazioni, senza però sostituirsi al ruolo del Comitato delle Proteste, che rimane l’unico organo autorizzato a decidere.
L’app nasce con l’obiettivo di rendere più ordinato e comprensibile uno dei momenti più delicati della vela agonistica: quello in cui una situazione di gara viene contestata e trasformata in una protesta formale. Attraverso una sequenza guidata di domande, Protest accompagna l’utente nell’analisi dell’episodio, aiutando a individuare quali regole potrebbero essere coinvolte e quali scenari regolamentari si aprono.
Uno strumento di supporto, non un giudice digitale
È importante chiarirlo fin da subito: Protest non emette decisioni. L’app non assegna penalità, non stabilisce colpe e non sostituisce il confronto tra le parti. Il suo ruolo è quello di supporto, utile soprattutto per fare chiarezza preliminare su situazioni complesse o concitate, tipiche delle regate combattute e dei campi di gara affollati.
In questo senso, l’app si inserisce in una tendenza più ampia che vede la tecnologia affiancare, ma non rimpiazzare, i processi decisionali nello sport, con l’obiettivo di ridurre errori procedurali e incomprensioni.
Tecnologia e regole: una convivenza possibile
L’arrivo di Protest apre una riflessione sul rapporto tra vela e tecnologia. Se utilizzata come strumento di supporto e non come scorciatoia decisionale, l’app può contribuire a rendere più fluido un passaggio spesso vissuto con tensione, senza intaccare i principi di equità e fair play.
Il sito ufficiale dell’app è www.protest-app.com.
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