
Di fronte alla mutazione in corso nel mercato della vela, un nuovo attore nato a Lorient, in Francia, prova a connettere la tradizione della nautica con le esigenze economiche e ambientali di oggi. Reboat, specializzata nel reconditionnement, ovvero nel refit completo di barche a vela, ha annunciato nei giorni scorsi un passo significativo nella propria evoluzione societaria con l’ingresso nel capitale di personalità legate alla vela d’altura e all’imprenditoria digitale.
Un modello basato sul rifacimento completo delle barche a vela
Fondata poco più di un anno fa da Dimitri Caudrelier, Vincent Taupin e Kaourintin Neuder, Reboat ha costruito il proprio modello di business sul recupero integrale di imbarcazioni usate. L’intervento riguarda la struttura, gli impianti e le finiture, con l’obiettivo di collocarsi tra il mercato dell’usato tradizionale, spesso privo di garanzie, e quello del nuovo, diventato sempre meno accessibile sotto il profilo economico.
In pratica l’azienda acquista barche a vela, le sottopone a una ristrutturazione profonda e le rimette sul mercato dopo un processo di refit completo.

L’ingresso di Gabart, Caudrelier e figure del digitale nautico
Nelle scorse settimane Reboat ha aperto il proprio capitale a quattro nuovi soci. Oltre ai navigatori oceanici François Gabart e Charles Caudrelier, sono entrati nella compagine anche Philippe Guigné, fondatore della piattaforma Virtual Regatta, ed ...douard Gorioux, co-CEO di Click & Boat. L’operazione punta a rafforzare il progetto facendo leva sia sull’esperienza sportiva e tecnica dei velisti, sia sulle competenze digitali e sui network sviluppati nel mondo dei servizi online legati alla nautica.
Refit ed economia circolare nella nautica da diporto
La presenza di figure di primo piano della vela d’altura all’interno di Reboat segnala un interesse crescente verso un segmento di mercato che fino a pochi anni fa era considerato secondario rispetto alla costruzione di barche nuove. Il refit, se affrontato in modo strutturato e trasparente, si inserisce infatti in una logica di economia circolare, riducendo l’impatto ambientale legato alla produzione di nuove imbarcazioni e prolungando la vita operativa di scafi ancora navigabili.

Obiettivi di crescita e sviluppo in Europa
Nei piani dichiarati dai fondatori, l’ingresso dei nuovi azionisti dovrebbe sostenere lo sviluppo di Reboat non solo in Francia ma anche su scala europea. L’azienda punta ad aumentare progressivamente il numero di barche rifatte ogni anno, passando da una produzione limitata a un modello più ampio e replicabile. L’obiettivo è rispondere sia all’invecchiamento delle flotte da diporto sia alle difficoltà di accesso alla vela, in un contesto segnato dalla riduzione delle nuove immatricolazioni.
Un segnale per il mercato della vela
Il refit non è una pratica nuova nella nautica da diporto, ma la proposta di un’offerta industriale e certificata apre nuove prospettive per il settore. Resta da capire come questo approccio si integrerà con le dinamiche tradizionali di compravendita dell’usato e con le strategie dei cantieri. In un mercato in trasformazione, l’esperienza di Reboat rappresenta comunque un segnale dei cambiamenti in atto nella vela europea.
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