
La ricerca si è concentrata sui più importanti aspetti del comparto nautico friulano, messi in relazioni con quelli di altre aree particolarmente sviluppate come Toscana, Nuova Zelanda, Florida del Sud, Solent e Bretagna. Se sul piano qualitativo il quadro è apparso abbastanza omogeneo, con il riscontro di un sistema di piccole e medie imprese, spesso artigiane, con processi di innovazione poco sviluppati, è sul numero di aziende esistenti che il Friuli lascia il campo alle altre realtà. Con 454 imprese, 2.720 addetti e un fatturato di 286 milioni di euro, infatti, la produttività della regione italiana è decisamente inferiore alla Florida del sud (15.000 imprese attive, 155.000 addetti e un fatturato di quasi 3 miliardi di dollari), ma anche a un sistema nostrano come quello della Toscana (2.815 imprese, 15.000 addetti, 1,5 miliardi di fatturato). E, nonostante ciò, il Friuli negli ultimi anni ha compiuto decisi passi in avanti. Nell'ultimo censimento del 2007 le aziende operanti erano 332, gli addetti 2.000 e il fatturato superava di poco i 200 milioni di euro.
“Questo studio – ha detto il prof. Tracogna dell'Università di Trieste – ha consentito di identificare una serie di possibili linee di intervento a sostegno dello sviluppo delle produzioni nautiche locali. Mi riferisco ad azioni e interventi politici alle istanze del sistema imprenditoriale, oppure a interventi orientati al rafforzamento della dotazione di capitale sociale o per sostenere l'internazionalizzazione e lo sviluppo tecnologico delle aziende”. La pianificazione di nuove attività a sostegno del comparto spetterà adesso a Ditenave, il nuovo distretto nautico e navale costituitosi l'anno scorso in Friuli.
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