
Il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini passeggia sul lungomare di Trieste e osserva la sagoma dello Sailing Yacht A, l’imbarcazione lunga 142,8 metri che molti definiscono il più grande yacht a vela del mondo, anche se in realtà è una nave a motore con vele ausiliarie. L’unità è in fermo amministrativo dal 2022 nel quadro delle sanzioni imposte alla Russia e ai suoi oligarchi in seguito all’invasione dell’Ucraina.
Di fronte a quella presenza imponente, il ministro commenta: «Mi sono detto: che follia! Quanti soldi sta costando agli italiani, non ai russi... Noi per fare un danno ai russi stiamo pagando con i soldi degli italiani».
Il costo del fermo amministrativo: davvero 10 milioni l’anno persi?
Ma è davvero così? È vero che quella nave costa allo Stato italiano circa dieci milioni di euro all’anno destinati ad andare perduti?
La risposta è no. E se perfino un vicepremier può non conoscere nel dettaglio la situazione giuridica, è comprensibile che molti cittadini pensino che si tratti di una spesa definitivamente a carico degli italiani.
Lo yacht è sottoposto a sequestro amministrativo, non a confisca definitiva. Questo significa che la proprietà non è stata trasferita allo Stato: resta formalmente in capo alla società che lo possedeva prima del congelamento. La misura è collegata al regime sanzionatorio e non è permanente.
Quando le spese possono essere recuperate e quando no
Se al termine della guerra o del contenzioso un giudice dovesse ritenere corretto revocare il sequestro, l’imbarcazione verrebbe restituita al proprietario. In quel momento, salvo eventuali accordi diversi decisi dal governo, il proprietario dovrebbe rimborsare allo Stato italiano tutte le spese sostenute per la custodia e la manutenzione.
E se non pagasse? Lo yacht, che è costato oltre 500 milioni di euro e oggi ha un valore stimabile in diverse centinaia di milioni, rappresenta una garanzia patrimoniale rilevante. In caso di inadempienza, lo Stato potrebbe rivalersi sul bene, arrivando anche alla vendita per recuperare le somme spese.
I soldi diventerebbero realmente perduti solo in un’ipotesi particolare: se non si arrivasse mai né a una restituzione né a una confisca definitiva e l’imbarcazione restasse bloccata indefinitamente in fermo amministrativo. In quel caso lo Stato continuerebbe a sostenere i costi senza possibilità di recupero.
In uno scenario del genere non si tratterebbe però di una spesa imposta dall’esterno, ma del risultato di una scelta politica o di un’inefficienza amministrativa interna.
Va inoltre considerato che una parte consistente dei circa dieci milioni di euro annui viene spesa in Italia, a favore di imprese italiane che forniscono manutenzione, servizi tecnici e ormeggio. Ad oggi lo Stato ha sostenuto circa 20 milioni di euro per la custodia dello yacht, ma alla luce del valore patrimoniale del bene parlare di spreco definitivo di denaro pubblico, allo stato attuale, non è corretto.
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