
Un intervento rapido e coordinato ha permesso di salvare un diportista rimasto in mare aperto al largo di Guam, nel Pacifico occidentale. L’episodio, avvenuto nelle ultime ore, riporta l’attenzione su un tema centrale per la sicurezza in mare: l’importanza delle dotazioni di emergenza personali e della pianificazione prima di uscire in navigazione.
La barca si capovolge: diportista in acqua
Secondo le informazioni disponibili, l’uomo si trovava a bordo di una piccola imbarcazione da diporto di 22 piedi quando, per cause non ancora chiarite, la barca si è capovolta. Rimasto in acqua, è riuscito ad attivare un personal locator beacon (PLB), un dispositivo di emergenza progettato per inviare automaticamente la posizione ai centri di soccorso satellitari.
Il segnale e l’intervento della Guardia Costiera
Il segnale è stato ricevuto in tempi rapidi e ha consentito di localizzare con precisione l’area dell’incidente. Da lì è scattata l’operazione di ricerca e soccorso, coordinata dalla United States Coast Guard, che ha raggiunto il naufrago in meno di un’ora, nonostante le difficoltà legate alla distanza dalla costa e alle condizioni del mare.
L’uomo è stato recuperato in buone condizioni e trasferito in sicurezza. L’imbarcazione, invece, è andata perduta. L’intervento si è concluso senza ulteriori conseguenze, ma l’episodio rappresenta un caso emblematico di come la tecnologia possa fare la differenza quando si verifica un’emergenza lontano da porti e rotte trafficate.
Perché i PLB possono fare la differenza
Navigare nelle acque del Pacifico attorno a Guam significa spesso trovarsi in zone vaste e poco frequentate, dove i tempi di intervento possono allungarsi notevolmente in assenza di un segnale di allarme preciso. In questo contesto, dispositivi come i PLB, insieme a una corretta pianificazione della navigazione e alla comunicazione preventiva dell’itinerario, diventano strumenti fondamentali per aumentare le probabilità di un soccorso tempestivo.
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