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domenica 29 marzo 2026
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The Italian Sea Group tratta con 17 armatori per recuperare liquidità: crisi nella fase più delicata

The Italian Sea Group avvia trattative con 17 armatori per recuperare liquidità mentre la crisi entra nella fase più delicata e coinvolge l’intero settore nautico

Aladar Aladar Aladar
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The Italian Sea Group, che possiede anche Perini Navi, il cantiere costruttore del Bayesian, ha avviato trattative con 17 armatori nel tentativo di recuperare risorse finanziarie e alleggerire la pressione sulla cassa. È uno dei passaggi più concreti emersi nelle ultime ore nella gestione della crisi del gruppo, mentre prosegue il confronto con creditori e stakeholder.

La notizia segna un cambio di passo: non più solo analisi interna e interlocuzioni con le banche, ma un’azione diretta sui contratti in essere, nel cuore stesso dell’attività del cantiere.

La crisi e le trattative con armatori e creditori

La situazione del gruppo con sede a Marina di Carrara non è esplosa improvvisamente. Negli ultimi mesi sono emersi costi superiori alle previsioni su diverse commesse, con effetti immediati sulla liquidità aziendale.

In pratica, realizzare le barche aveva costi decisamente superiori a quelli previsti e sulla base dei quali erano stati fatti i prezzi delle barche stesse.

Dietro questi extra costi, secondo le verifiche interne e le indagini avviate, ci sarebbero criticità nella gestione operativa dei progetti, in alcuni casi legate anche al superamento dei limiti di spesa previsti.

Il risultato è stato un progressivo indebolimento finanziario, aggravato da un rallentamento dei margini già visibile nei conti più recenti.

In questo contesto si inserisce la trattativa con 17 armatori, che rappresentano una parte rilevante del portafoglio ordini. L’obiettivo è recuperare risorse, rinegoziare condizioni e riportare equilibrio nei flussi di cassa.

Parallelamente, il gruppo ha avviato la procedura di composizione negoziata della crisi, uno strumento che consente di gestire il confronto con i creditori sotto la guida di un esperto indipendente, evitando soluzioni più drastiche.

Si tratta di una fase delicata, in cui ogni accordo può incidere sulla continuità industriale e sulla fiducia del mercato.

Il peso sul settore nautico e i rischi per il mercato

Le banche finanziatrici hanno già chiesto un rafforzamento della struttura finanziaria, preoccupate per l’esposizione e per il peggioramento della posizione di cassa.

Anche il mercato ha reagito rapidamente: il titolo ha subito forti oscillazioni dopo l’avvio della procedura negoziata. In borsa il titolo è arrivato a perdere oltre l’80% del suo valore dal picco più alto.

Nel frattempo, la proprietà è intervenuta direttamente con un apporto di liquidità di 25 milioni di euro, nel tentativo di sostenere l’operatività e garantire il pagamento degli impegni più urgenti.

Il caso The Italian Sea Group è uno dei maggiori gruppi nautici del Paese e non riguarda solo un singolo cantiere. Coinvolge una filiera ampia, fatta di lavoratori, fornitori e competenze che ruotano attorno alla costruzione di yacht e superyacht.

Le trattative con gli armatori diventano così un banco di prova concreto: da qui passa la possibilità di stabilizzare i conti e mantenere attivi i progetti in corso.

La sensazione è che la fase più critica non sia ancora conclusa. Ma è proprio in questo momento che si gioca l’equilibrio tra continuità industriale e ristrutturazione finanziaria, in uno dei segmenti più esposti e complessi della nautica.

Un eventuale fallimento del gruppo potrebbe avere effetti negativi su tutti i produttori di superyacht del nostro Paese.

L’Italia detiene oltre il 50% del mercato mondiale per questo tipo di barche, barche che, viste le somme impegnate e i tempi molto lunghi di produzione, hanno bisogno che ci sia un rapporto assolutamente cristallino e di fiducia tra cantiere e cliente e un eventuale fallimento di un gruppo come The Italian Sea Group potrebbe minare la fiducia degli armatori internazionali nel sistema Italia.

© Riproduzione riservata

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