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martedì 6 ottobre 2026
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Ultimo giorno al Salone di Genova: la vela tra crisi dei prezzi e speranza cinese

Il Salone Nautico di Genova 2026 fotografa una vela in difficoltà: meno barche, prezzi elevati e un mercato sempre più lontano dalla classe media.

La vela europea è in profonda crisi
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Il Salone Nautico di Genova si avvia verso la conclusione e, con esso, termina anche il periodo dei grandi saloni autunnali, iniziato poche settimane prima con lo Yachting Festival di Cannes.

Il salone ligure restituisce l’immagine di una nautica italiana a due velocità. Da una parte c’è Confindustria Nautica, che sottolinea la crescita complessiva del fatturato del settore; dall’altra emerge però con sempre maggiore chiarezza come gran parte di questa crescita sia trainata soprattutto dal comparto dei superyacht, mentre la vela e le imbarcazioni di dimensioni medio-piccole attraversano una fase decisamente più complessa.

In particolare, diversi grandi marchi industriali della vela stanno vivendo un momento difficile a livello europeo. I problemi della nautica medio-piccola si sono progressivamente sommati e oggi sembrano essere diventati troppo numerosi perché il mercato possa assorbirli senza conseguenze.

Dalle 200 barche a vela del 2007 alle circa 60 di oggi

Il confronto con il passato è significativo. Nel 2007 il Salone Nautico di Genova presentava circa 200 modelli di barche a vela, con una buona presenza anche di imbarcazioni inferiori ai 7-8 metri. Oggi le barche a vela esposte sono circa 60, considerando insieme monoscafi e catamarani.

Se questa tendenza dovesse continuare, nei prossimi anni il rischio è quello di vedere l’offerta della vela restringersi sempre di più, concentrandosi su un numero limitato di modelli prodotti dai cantieri più grandi.

Le cause sono diverse e in buona parte note. Negli ultimi anni i prezzi delle barche sono cresciuti in misura molto superiore all’inflazione, rendendo sempre più difficile l’accesso alla nautica da parte della clientela tradizionale. Allo stesso tempo, per i cantieri non è semplice tornare indietro, perché costi industriali, rete commerciale e struttura produttiva si sono ormai adattati a livelli di prezzo molto più elevati.

C’è poi un altro elemento da considerare: gran parte della nautica a vela venduta in Italia è di produzione estera e, comprensibilmente, per l’industria nautica nazionale questo segmento ha un peso diverso rispetto ai comparti in cui l’Italia è leader mondiale.

La classe media si allontana dalla barca nuova

A tutto questo si aggiunge un quadro economico che continua a pesare sulla capacità di spesa della classe media, che storicamente ha rappresentato una parte importante del mercato della vela. Comprare una barca nuova è diventato per molti molto più difficile rispetto a quindici o vent’anni fa.

È inoltre quasi scomparsa quella fascia di piccoli cantieri dell’Europa orientale che, fino a qualche anno fa, riusciva a proporre barche semplici ma ben costruite a prezzi competitivi, offrendo un’alternativa ai grandi marchi.

Se uno dei problemi principali resta il prezzo, una possibile novità potrebbe arrivare dalla Cina.

La Cina può riaprire il mercato della vela accessibile?

La produzione cinese ha infatti dimostrato, anche con modelli come l’Aquila 45, di essersi avvicinata molto agli standard qualitativi europei. Oggi i cantieri cinesi sono in grado di realizzare barche curate, tecnologicamente evolute e, in alcuni casi, anche molto interessanti dal punto di vista delle prestazioni.

Per il momento l’attenzione dei produttori cinesi è concentrata soprattutto sui catamarani, ma non è escluso che in futuro possa estendersi anche al mercato dei monoscafi a vela.

Se questo dovesse accadere, l’arrivo di nuovi costruttori potrebbe riportare sul mercato europeo barche con prezzi più accessibili e aumentare la concorrenza.

Può sembrare paradossale sperare che una parte della soluzione ai problemi della nautica europea possa arrivare dalla Cina, ma oggi sono poche le realtà industriali che sembrano avere la capacità di produrre barche in grandi numeri mantenendo sotto controllo i costi.

Ed è forse proprio questo uno dei temi principali che il Salone Nautico di Genova 2026 lascia aperti: capire come riportare la vela e la nautica medio-piccola a essere nuovamente accessibili a una fascia più ampia di appassionati.

© Riproduzione riservata

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