
Le indagini sul naufragio del Bayesian sembrano escludere difetti strutturali dello yacht. Al centro dell'inchiesta ci sono le decisioni dell'equipaggio, la posizione della deriva mobile e le manovre che avrebbero potuto evitare la tragedia. Ma il rapporto tecnico britannico sulla stabilità della barca introduce elementi che rendono la vicenda più complessa.
Il naufragio del Bayesian, il superyacht a vela di 56 metri affondato al largo di Porticello, vicino a Palermo, potrebbe essere stato provocato da una concatenazione di errori umani piuttosto che da difetti strutturali dell'imbarcazione.
Secondo quanto emerge dalle indagini della Procura di Termini Imerese, gli esperti non avrebbero individuato difetti di costruzione tali da spiegare l'affondamento del veliero.
Le conclusioni devono tuttavia essere inquadrate nel complesso delle indagini giudiziarie. Il fatto che una barca non presenti difetti strutturali non significa necessariamente che sia in grado di resistere a qualsiasi condizione meteorologica, né esclude che alcune sue caratteristiche possano renderla più vulnerabile in determinate situazioni.
Gli errori dell'equipaggio e la deriva che non venne abbassata
Il Bayesian era un grande veliero progettato da Ron Holland e costruito da Perini Navi. Aveva un albero alto circa 72 metri e una deriva mobile che consentiva di ridurre il pescaggio, facilitando l'accesso ai porti e agli ancoraggi.
Proprio la posizione della deriva è diventata uno degli aspetti più importanti dell'inchiesta.
I consulenti della Procura avrebbero concentrato l'attenzione su tre elementi: la mancata adozione di precauzioni adeguate, la sottovalutazione della perturbazione in arrivo e una reazione dell'equipaggio quando la situazione era ormai difficilmente recuperabile.
Tra le manovre che non sarebbero state effettuate figura anche l'abbassamento della deriva mobile.
Una deriva mobile di questo tipo non deve essere confusa con la chiglia zavorrata di una normale barca a vela. La sua funzione principale è contrastare lo scarroccio, ma la sua posizione può influire anche sulla stabilità trasversale dell'imbarcazione, in particolare sui valori della stabilità alle grandi inclinazioni.
Sul Bayesian la posizione della deriva, insieme alle condizioni di carico e all'esposizione al vento dell'albero e delle sovrastrutture, aveva un ruolo importante nel comportamento della barca.
Il rapporto britannico: con 63 nodi di vento il Bayesian poteva rovesciarsi
Un altro elemento fondamentale per comprendere il naufragio arriva dal Marine Accident Investigation Branch, l'organismo britannico che indaga sugli incidenti marittimi.
Nel suo rapporto tecnico preliminare, il MAIB ha presentato uno studio sulla stabilità del Bayesian realizzato dalla Wolfson Unit dell'Università di Southampton.
Le simulazioni hanno evidenziato che, nella configurazione ipotizzata al momento dell'incidente, con le vele ammainate, la deriva sollevata e una determinata condizione di carico, una raffica di vento trasversale superiore a 63,4 nodi avrebbe potuto provocare il rovesciamento del veliero.
Lo studio ha inoltre individuato in 70,6 gradi l'angolo di perdita della stabilità positiva. Superata questa inclinazione, nelle condizioni considerate, il Bayesian non avrebbe più avuto la capacità di raddrizzarsi spontaneamente.
Un dato particolarmente significativo riguarda l'albero: secondo i calcoli britannici, da solo contribuiva per circa il 50% al momento sbandante prodotto dal vento che investiva lateralmente l'imbarcazione.
Il MAIB ha inoltre sottolineato che queste particolari vulnerabilità, nella configurazione con deriva sollevata, non erano evidenziate nel manuale di stabilità disponibile a bordo e non risultavano quindi conosciute dall'armatore e dall'equipaggio. Cosa che, però, secondo il vecchio comandante del Bayesian, Stephen Edwards, non è del tutto vera.
Questo elemento rende più complessa l'interpretazione degli eventuali errori umani: per valutare le decisioni prese quella notte sarà necessario stabilire non soltanto quali manovre avrebbero potuto migliorare la sicurezza, ma anche quali informazioni fossero effettivamente disponibili a chi conduceva la barca.
Una tempesta eccezionale o un fenomeno gestibile?
Resta aperto anche il confronto sull'intensità del fenomeno meteorologico che investì il Bayesian.
Secondo una consulenza meteorologica italiana, il temporale non avrebbe avuto caratteristiche tali da rendere inevitabile il naufragio di un'imbarcazione di quelle dimensioni. Si sarebbe trattato di un fenomeno intenso, ma affrontabile con adeguate precauzioni. Cosa che SVN solovelanet sostenne sin dai primi momenti dopo il naufragio.
Il rapporto preliminare britannico, invece, ha individuato condizioni meteorologiche compatibili con raffiche sufficienti a provocare il rovesciamento del veliero.
Le due valutazioni non sono necessariamente incompatibili: una raffica può essere molto violenta senza che l'affondamento di una determinata imbarcazione sia inevitabile. La capacità di affrontarla dipende infatti anche dalla configurazione della barca, dal suo orientamento rispetto al vento e dalle condizioni in cui si trova quando arriva il fenomeno.
Rimane poi da chiarire la dinamica dell'allagamento. Secondo il MAIB, non vi erano indicazioni di un ingresso significativo d'acqua prima che il veliero raggiungesse una forte inclinazione. L'acqua sarebbe successivamente penetrata attraverso le aperture e i collegamenti con gli spazi interni, contribuendo al rapido affondamento.
Cosa resta da chiarire sul naufragio del Bayesian
L'inchiesta italiana coinvolge il comandante James Cutfield, l'ufficiale di macchina Tim Parker Eaton e il marinaio Matthew Griffiths, indagati per naufragio e omicidio colposo plurimo. Le loro eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie.
Il recupero del relitto e il suo trasferimento a Termini Imerese hanno consentito agli investigatori di approfondire direttamente le condizioni dell'imbarcazione e cercare elementi utili alla ricostruzione dell'incidente.
La questione centrale resta quindi capire quanto abbia inciso la particolare configurazione del veliero e quanto, invece, abbiano pesato le decisioni prese dall'equipaggio prima e durante il temporale.
Il caso del Bayesian solleva una questione che riguarda tutte le grandi barche a vela: la stabilità non dipende soltanto dalle caratteristiche costruttive, ma anche dalla configurazione in cui l'imbarcazione viene utilizzata e dalla capacità dell'equipaggio di anticipare le situazioni di pericolo.
Una barca può essere strutturalmente integra e, nello stesso tempo, trovarsi in condizioni nelle quali una raffica particolarmente intensa supera la sua capacità di raddrizzamento. Ed è proprio questo il punto sul quale le indagini italiane e britanniche stanno cercando di fare piena luce.
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