
Nel mondo della vela oceanica, dove resilienza e innovazione si incontrano spesso nelle imprese più estreme, sta emergendo un progetto che sfida non soltanto i limiti fisici ma anche le percezioni tradizionali del possibile. Il 52enne giapponese Mitsuhiro “Hiro” Iwamoto annuncia per la primavera del 2027 un tentativo unico: attraversare da solo e senza scalo l’Oceano Pacifico.
La cosa potrebbe non sembrare eccezionale: di navigatori solitari che hanno affrontato il Pacifico se ne contano ormai a decine, se non a centinaia. Il fatto è che Hiro è cieco.
Un percorso già segnato da esperienze fuori dal comune
Iwamoto non è un volto nuovo nel mondo delle traversate oceaniche. Nel 2019 ha già completato con successo, insieme a un compagno di navigazione, una traversata non stop dal Nord America al Giappone su una barca di 12 metri. Un’impresa che lo rese noto come primo velista completamente cieco ad aver compiuto una simile navigazione con l’assistenza di un navigatore vedente.
Questa volta la sfida è di tutt’altra natura: navigare in solitaria, affidandosi a strumenti e tecnologie in grado di sostituire l’uso della vista e a un sistema di supporto remoto coordinato da terra. Un’avventura che fa venire i brividi solo a immaginarla.
La rotta, la tecnologia e la preparazione
La navigazione, prevista dalla costa di San Diego, in California, fino ad Amakusa, nella prefettura di Kumamoto in Giappone, coprirà circa 5.000 miglia nautiche di oceano aperto. Non si tratta di una gara alla ricerca di record di velocità, ma di una prova di fattibilità tecnica e umana, pensata per dare un significato concreto ai concetti di scelta, autonomia e fiducia nelle tecnologie di supporto.
Per rendere possibile l’impresa, il team di Iwamoto sta integrando sistemi di comunicazione satellitare continua, telecamere e sensori ambientali, strumenti di navigazione con feedback vocale e un centro di monitoraggio remoto in grado di fornire assistenza nelle decisioni critiche. Queste tecnologie non sostituiscono l’abilità del navigatore, ma la affiancano come strumenti di compensazione.
La barca scelta è un Bristol Channel Cutter di circa 8,5 metri, progettata per affrontare navigazioni oceaniche impegnative grazie alla sua robustezza e al buon bilanciamento. I lavori di allestimento comprendono installazioni elettriche dedicate, pannelli solari, idrogeneratori e sistemi ridondanti per aumentare il livello di sicurezza.
Una sfida con un messaggio
Secondo Iwamoto, il progetto non nasce come dimostrazione di coraggio personale, ma come strumento per ispirare fiducia e speranza, in particolare tra le persone con disabilità e tra chi si trova di fronte a ostacoli che appaiono insuperabili.
Nel panorama nautico globale, dove le imprese in solitaria hanno scritto pagine importanti della storia della navigazione oceanica, la proposta di Iwamoto rappresenta un capitolo contemporaneo che unisce tecnologia, volontà umana e mare aperto.
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