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mercoledì 18 marzo 2026
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Sea Scow 33, lo scow in alluminio per navigazioni oceaniche

Il Sea Scow 33
Il Sea Scow 33

Sea Scow 33, barca a vela in alluminio con prua scow pensata per lunghe navigazioni. Progetto francese che ridefinisce la crociera d’altura.

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Una barca larga a prua, in alluminio, pensata per attraversare oceani. Il Sea Scow 33 rompe uno schema che nella vela da crociera è rimasto stabile per anni, portando nel mondo delle navigazioni lunghe una forma di scafo che fino a poco tempo fa era legata quasi esclusivamente alla velocità pura.

Il progetto nasce in Francia dalla collaborazione tra l’architetto navale Gildas Plessis e il cantiere Bord à Bord, specializzato nella costruzione in alluminio. L’idea è chiara fin dall’inizio: sviluppare una barca capace di affrontare il largo senza affidarsi a soluzioni complesse, puntando invece su robustezza, autonomia e facilità di gestione.

Uno scafo fuori dagli schemi della crociera

La prima cosa che colpisce è la prua, larga e piena, una caratteristica tipica degli scow. In questo tipo di scafo la larghezza viene portata molto avanti, aumentando il volume e modificando il comportamento in acqua. È una scelta che consente di ridurre l’immersione e di migliorare la stabilità, soprattutto quando la barca è caricata per una navigazione lunga.

Trasferire questa filosofia su un’imbarcazione da crociera d’altura non è un semplice esercizio di design. Significa ripensare il modo in cui una barca affronta il mare aperto, cercando un equilibrio tra prestazioni, sicurezza e facilità di utilizzo. Il Sea Scow 33 si muove proprio su questa linea, proponendo uno scafo che punta a mantenere velocità medie costanti senza richiedere un equipaggio numeroso.

Alluminio e navigazione a lungo raggio

La costruzione interamente in alluminio è un altro elemento centrale del progetto. Non è solo una scelta tecnica, ma una dichiarazione d’intenti. L’alluminio permette di affrontare navigazioni in zone isolate, dove la resistenza agli urti e la possibilità di interventi semplici diventano fondamentali. È un materiale che continua a essere scelto da chi guarda al lungo raggio, anche su barche di dimensioni contenute e che oggi sta vivendo una nuova fase di diffusione, con molti cantieri, anche in Italia, che lo utilizzano per le loro barche.

Con una lunghezza di circa 10 metri, il Sea Scow 33 si colloca in una fascia che negli ultimi anni ha visto crescere l’interesse per imbarcazioni compatte ma autonome. La larghezza importante rispetto alla lunghezza contribuisce a creare spazi interni sfruttabili e a garantire una piattaforma stabile, mentre il pescaggio ridotto, ottenuto attraverso soluzioni come la chiglia sollevabile, amplia le possibilità di navigazione costiera.

Il progetto è pensato per essere gestito da una o due persone. Il pozzetto e le manovre sono organizzati per ridurre gli spostamenti, consentendo una conduzione semplice anche in condizioni impegnative. Questo aspetto è coerente con una tendenza sempre più evidente nella vela contemporanea, dove l’autonomia e la riduzione dell’equipaggio diventano elementi centrali.

Gli interni seguono la stessa logica. Non c’è ricerca di soluzioni decorative o di spazi sovradimensionati, ma un’impostazione orientata alla funzionalità. Lo stivaggio, la possibilità di vivere a bordo per periodi lunghi e la gestione delle risorse sono al centro del progetto, in linea con l’idea di una barca pensata per navigare davvero.

Il Sea Scow 33 si inserisce in un movimento più ampio che sta riportando attenzione su forme di carena non convenzionali. Negli ultimi anni lo scow è tornato al centro del dibattito progettuale grazie alle sue capacità di ridurre la resistenza e aumentare la portanza, caratteristiche che nel contesto della crociera possono tradursi in maggiore efficienza.

Non è una barca destinata a tutti. È un progetto che parla a chi cerca un modo diverso di affrontare la navigazione, lontano dalle logiche standard del mercato. Una barca compatta, solida, capace di navigare a lungo e con pochi compromessi, dove ogni scelta sembra rispondere a una domanda precisa: quanto può essere semplice andare lontano.

© Riproduzione riservata

   

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