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venerdì 29 agosto 2025
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Attacco ai diportisti alla Maddalena: non sono le barche a distruggere il parco

I diportisti alla Maddalena accusati ingiustamente: il vero problema sono sbarchi di massa e sovraffollamento. Servono soluzioni concrete.

Cala Zeffiro alla Maddalena. Le barche presenti nel parco sono molte di meno di quelle che vi erano qualche anno fa. Multe e divieti hanno allontanato molti diportisti in particolare chi raggiungeva l’arcipelago con i piccoli gommoni
Cala Zeffiro alla Maddalena. Le barche presenti nel parco sono molte di meno di quelle che vi erano qualche anno fa. Multe e divieti hanno allontanato molti diportisti in particolare chi raggiungeva l’arcipelago con i piccoli gommoni
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Un attacco mediatico contro i diportisti

In questi giorni si sta vivendo un vero e proprio attacco contro i diportisti che navigano alla Maddalena. Sorprende come a questa campagna si siano uniti numerosi giornali, inclusi nomi importanti dell’editoria nazionale e reti televisive di primo piano.

Diverse testate, per dimostrare che il Parco della Maddalena sarebbe degradato dalla presenza dei diportisti, non esitano a utilizzare immagini che non corrispondono alla realtà attuale. A denunciarlo è l’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna, che difende gli interessi delle società di charter attive nella zona ed esprime sconcerto per una narrazione mediatica fuorviante che accusa ingiustamente i diportisti di essere responsabili del degrado dell’Arcipelago. L’associazione si riferisce in particolare all’immagine qui sotto, apparsa negli ultimi giorni su numerose testate.

Le piscine, la foto realizzata nel 2018 dal fotografo Mauro Cappadoro, oggi non rappresenta più la realtà del parco
Le piscine, la foto realizzata nel 2018 dal fotografo Mauro Cappadoro, oggi non rappresenta più la realtà del parco

Il presidente Claudio Denzi ha spiegato che la sua associazione ha fatto analizzare quella foto, risultata manipolata al computer nel 2018. Questo non significa necessariamente che sia stata alterata in modo ingannevole, ma che la foto risale a prima della manipolazione, quando nell’Arcipelago erano in vigore regole diverse e non era vietato dare ancora. Si tratta quindi di un utilizzo improprio, che genera “un’immagine distorta e ingiustamente colpevolizzante degli operatori del settore”. Non è questione di giustificare comportamenti scorretti, ma di difendere professionisti seri, rispettosi delle regole e fondamentali per l’economia locale.

Il vero problema: sbarchi di massa e sovraffollamento

«Non si può fare di tutta l’erba un fascio», sottolinea Denzi, ricordando che chi opera nel rispetto delle leggi viene penalizzato da una generalizzazione che danneggia sia il settore sia l’immagine della destinazione turistica. È certo che esistano diportisti che non rispettano le regole, ma attribuire a tutti la responsabilità dei problemi dell’Arcipelago è sbagliato e distoglie l’attenzione dalle vere criticità.

La pressione più grave sull’ambiente non deriva dai diportisti, ma dalle migliaia di turisti che ogni giorno sbarcano sulle spiagge con ombrelloni, cibo e comportamenti invasivi — come dare da mangiare agli animali selvatici o portare via sabbia come souvenir — con un impatto molto maggiore rispetto alle imbarcazioni in rada.

Nei giorni scorsi SVN Solovelanet ha già affrontato il tema: prima denunciando il comportamento discutibile della Codacons, che ha annunciato un’azione contro la Guardia Costiera accusandola di non agire con decisione contro i diportisti, arrivando perfino a chiedere il sequestro delle barche; poi riportando le dichiarazioni della presidente del Parco, Rosanna Giudice, che ha accusato i diportisti di deturpare spiagge e fondali.

La questione principale, come ricorda Denzi, riguarda invece i barconi che riversano sulle spiagge migliaia di turisti ogni giorno. I diportisti, al contrario, scendono a terra di rado e, come mostrano le fotografie attuali, sono in numero limitato. Un dato significativo arriva dalla Conservatoria delle Coste della Regione Sardegna: a Cala Santa Maria, sull’isola di Spargi, si registrano oltre 2.500 visitatori al giorno durante l’estate, a fronte di una capacità di carico stimata in appena 300 persone.

Le direttive più recenti, che impongono ai barconi di allontanarsi subito dopo aver scaricato i passeggeri per lasciare spazio ad altri, hanno moltiplicato il numero di imbarcazioni che riversano continuamente turisti sulle spiagge. Secondo uno studio della Conservatoria, ogni turista sottrae agli arenili circa 100 grammi di sabbia al giorno: un impatto concreto e misurabile, che evidenzia chi contribuisce realmente alla distruzione dell’Arcipelago. Forse, chi deturpa il Parco andrebbe cercato altrove, tra chi emette certe direttive.

Soluzioni concrete, non accuse

Accusare i diportisti è inutile se chi deve salvaguardare il Parco non agisce con misure concrete. Se le ancore danneggiano le praterie di posidonia — e sappiamo che in alcune aree accade — occorre delimitare le zone prive di posidonia e consentire lì l’ancoraggio.

Del resto, solo in alcune parti del Parco la posidonia è davvero presente. Lo dimostra la stessa fotografia usata impropriamente dai media: ogni velista esperto sa che dove l’acqua appare scura c’è posidonia o roccia, mentre dove è cristallina e verde c’è sabbia. Nell’immagine incriminata, posidonia non ce n’è se non in alcune zone limitate.

Una parte delle piscini, anche questa è una cala dove l aposidonia è presente solo a chiazze, nel 70% dell'area c'è sabbia
Una parte delle piscini, anche questa è una cala dove l aposidonia è presente solo a chiazze, nel 70% dell'area c'è sabbia

Oltre a individuare aree sicure per l’ancoraggio, sarebbe necessario triplicare il numero di boe nelle zone più sensibili, così da ridurre al minimo l’impatto ambientale. Solo quando chi ha il compito di gestire il Parco avrà introdotto queste misure concrete si potrà discutere delle responsabilità dei diportisti. Fino ad allora, a danneggiare l’Arcipelago non sono i velisti, ma l’inerzia di chi dovrebbe proteggerlo e non lo fa.

© Riproduzione riservata

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