
Tra le molte imprese che attraversano il mondo della vela, alcune si distinguono per la capacità di trasformare un viaggio in un racconto che unisce geografia, cultura e simboli. È il caso del progetto “Grand Tour Sailing 2026”, che porterà i velisti friulani Manuel Vlacich e Franco Deganutti dal fiume Gange fino allo stretto di Bering, passando per il Tamigi, in un itinerario che mette al centro il tema del tempo e dei suoi significati.
Dal Gange a Greenwich: l’itinerario tra luoghi simbolo
Il viaggio prenderà avvio a fine febbraio con la partenza per l’India, dove la prima navigazione è prevista nelle acque del Gange, a Varanasi, luogo simbolico della spiritualità indiana. Qui la scelta non è solo geografica ma anche narrativa: il fiume rappresenta un’idea di tempo sospeso, legata a una tradizione millenaria che continua a scorrere accanto alla vita quotidiana.
Il progetto proseguirà poi verso Londra, lungo il Tamigi, con il passaggio simbolico sul meridiano di Greenwich, punto di riferimento globale per la misurazione del tempo. L’ultima tappa porterà invece i due velisti nello stretto di Bering, tra le isole Diomede, dove la linea del cambiamento di data separa Stati Uniti e Russia e rende possibile, almeno dal punto di vista convenzionale, partire in un giorno e arrivare il giorno precedente.
La scelta della deriva gonfiabile Tiwal
A rendere particolare l’impresa è anche la scelta dell’imbarcazione. Vlacich e Deganutti navigano infatti su piccole derive gonfiabili Tiwal, lunghe circa tre metri, con cui negli ultimi anni hanno affrontato contesti molto diversi tra loro, dai laghi d’alta quota alle acque artiche. Questa dimensione essenziale dell’attrezzatura fa parte della filosofia del progetto, che punta a mettere al centro l’esperienza diretta più che la performance tecnica.
Il “Grand Tour” non nasce oggi ma rappresenta l’evoluzione di un percorso iniziato da tempo, che ha già portato i due velisti a navigare in ambienti estremi come il lago Titicaca, a oltre 3.800 metri di quota, o tra i ghiacci della Groenlandia. Negli anni l’iniziativa ha costruito un racconto coerente fatto di sfide simboliche e geografiche, dove ogni tappa diventa un tassello di una narrazione più ampia sul rapporto tra l’uomo, l’acqua e il tempo.
Logistica e senso del viaggio
L’organizzazione logistica dell’edizione 2026 si presenta complessa, soprattutto per l’accesso a luoghi remoti come l’isola di Little Diomede in Alaska, raggiungibile solo con una catena di voli e con permessi specifici delle autorità locali. Anche questo aspetto contribuisce a definire il carattere della spedizione, che unisce dimensione sportiva e spirito di esplorazione.
In un panorama velico spesso dominato da grandi regate e record oceanici, iniziative come questa raccontano un’altra faccia dello stare sull’acqua, più legata alla ricerca di significati che alla competizione. Quello dei due friulani è un viaggio che attraversa culture, latitudini e fusi orari, riportando la vela a una dimensione narrativa legata alla tradizione dei grandi itinerari.
Il filo conduttore del tempo, declinato attraverso luoghi simbolici del pianeta, diventa così l’elemento di continuità di una traversata che, più delle miglia percorse, mette al centro l’idea stessa di spostamento: cambiare orizzonte per cambiare prospettiva.
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