
Carlo Borlenghi, uno dei fotografi più conosciuti nel mondo della vela e della nautica internazionale, è morto improvvisamente all’età di 70 anni. La notizia della sua scomparsa, avvenuta nella notte tra domenica 2 e lunedì 3 agosto, ha attraversato rapidamente l’ambiente delle regate, dove Borlenghi era una presenza costante da oltre quarant’anni. Le cause della morte non sono state comunicate.
Nato nel 1956 a Bellano, sulla sponda orientale del lago di Como, aveva iniziato a fotografare seguendo le regate locali. Il rapporto con l’acqua e con le barche era nato quindi molto prima dei grandi eventi internazionali. Ancora giovane, la collaborazione con la rivista “Uomo Mare Vogue” gli aveva permesso di viaggiare e di avvicinarsi alle principali manifestazioni nautiche.
La svolta arrivò nel 1983, quando seguì a Newport la prima partecipazione italiana all’America’s Cup con Azzurra. Da quel momento Borlenghi accompagnò, attraverso le sue immagini, buona parte della storia moderna della Coppa America, lavorando anche con il Moro di Venezia, Luna Rossa e il team svizzero Alinghi. Aveva documentato tutte le edizioni della competizione dal 1983, diventando uno dei fotografi più riconoscibili del circuito.
Dalla Coppa America alle regate oceaniche
Il suo lavoro non si era limitato alla Coppa America. Borlenghi aveva seguito le regate oceaniche, le campagne intorno al mondo, la Barcolana e numerose manifestazioni legate a Rolex, per le quali aveva lavorato come fotografo ufficiale. Tra il 1989 e il 1998 aveva documentato la Whitbread Round the World Race, tornando poi a seguire la competizione nell’edizione 2001-2002, quando aveva già assunto il nome di Volvo Ocean Race.
Aveva lavorato accanto a velisti, progettisti, armatori e squadre, muovendosi sulle barche appoggio e sugli elicotteri, spesso in condizioni difficili. Il suo obiettivo non era soltanto mostrare quale imbarcazione fosse davanti alle altre. Nelle sue fotografie entravano il vento, la luce, il movimento dell’acqua e il rapporto tra gli uomini e il mare.
Le immagini che hanno raccontato la vela contemporanea
Borlenghi aveva contribuito a costruire l’immagine pubblica della vela contemporanea. Molte persone hanno conosciuto le barche della Coppa America, le regate oceaniche e i grandi yacht attraverso i suoi scatti, pubblicati su giornali, riviste, libri e campagne di comunicazione in tutto il mondo.
Il suo stile era immediatamente leggibile, ma raramente artificioso. Cercava una posizione capace di spiegare la scena, attendendo che la luce e la geometria delle vele restituissero il carattere della barca. Fotografava la competizione, ma anche ciò che accadeva intorno: il lavoro degli equipaggi, la tensione prima della partenza, il silenzio del mare e la scala delle imbarcazioni rispetto all’ambiente.
Il legame con Bellano e con il mondo della vela
Nonostante una carriera trascorsa tra campi di regata internazionali, Borlenghi aveva mantenuto un rapporto stretto con Bellano e con il lago di Como, il luogo in cui aveva cominciato. La comunità locale lo considerava uno dei suoi rappresentanti più conosciuti e i funerali sono stati fissati per mercoledì 5 agosto alle 11.30.
Numerosi messaggi di cordoglio sono arrivati dal mondo della vela, dalla Barcolana e dalle persone che avevano lavorato con lui. Per molti protagonisti delle regate, Carlo Borlenghi non era soltanto il fotografo incaricato di documentare un evento, ma una presenza familiare, capace di muoversi all’interno degli equipaggi senza alterarne i gesti e i ritmi.
La sua morte interrompe una carriera che ha accompagnato una lunga trasformazione della vela: dalle barche dislocanti delle prime campagne italiane di Coppa America agli scafi volanti delle edizioni più recenti. Borlenghi era rimasto dietro l’obiettivo durante tutto questo percorso, continuando a cercare immagini in grado di raccontare non soltanto la velocità, ma il rapporto tra le barche, gli uomini e il mare.
```© Riproduzione riservata












