
Che un velista italiano si avventuri nel Baltico è cosa rara, ma non è detto che anche noi presto si possano sperimentare gli incontri che i velisti del nord Europa si stanno abituando a fare: i saildrone.
Nel Baltico arrivano le barche a vela senza equipaggio
Nel corso degli ultimi anni il Mar Baltico è cambiato. Per chi naviga a vela resta uno dei bacini più frequentati d’Europa, con porti ravvicinati e condizioni generalmente prevedibili, ma il contesto geopolitico ha iniziato a influenzare anche questo mare apparentemente tranquillo. Con la guerra in Ucraina e l’aumento delle tensioni tra Russia e Paesi NATO, la presenza militare è cresciuta e sono comparsi nuovi strumenti di sorveglianza, tra cui le cosiddette barche a vela senza equipaggio, o saildrone.
Si tratta di imbarcazioni autonome, lunghe circa dieci metri, che assomigliano a piccole barche a vela ma in realtà sono piattaforme robotiche progettate per restare in mare per lunghi periodi. Equipaggiate con radar, telecamere, sensori e sistemi di analisi dei dati, queste unità sono in grado di osservare il traffico marittimo e raccogliere informazioni sul movimento delle navi. Il loro scopo è migliorare la sorveglianza marittima e individuare attività sospette, come quelle legate alla cosiddetta “shadow fleet”, la flotta di petroliere utilizzata dalla Russia per aggirare le sanzioni internazionali.
La Danimarca è tra i Paesi che stanno sperimentando questo sistema. Nei test condotti nel Baltico alcune di queste unità hanno operato in modo continuativo monitorando l’area e identificando centinaia di imbarcazioni al giorno, inclusi bersagli simulati durante esercitazioni militari e navi reali considerate di interesse strategico.
Per i velisti che frequentano queste acque la presenza di queste piattaforme non rappresenta un rischio diretto, ma introduce elementi nuovi nel traffico marittimo. I saildrone sono progettati per operare autonomamente e sono integrati nei sistemi di controllo delle forze navali che li impiegano. Possono rilevare imbarcazioni anche quando i sistemi di identificazione AIS sono spenti, grazie alla combinazione di radar, sensori e analisi automatica dei dati.
Un aspetto interessante riguarda proprio il rapporto con la navigazione civile. In teoria queste unità seguono le stesse regole di precedenza previste dal regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare. Se necessario possono essere contattate via radio sul canale 16, come una qualsiasi altra nave, anche se l’interazione con un mezzo autonomo resta un elemento ancora poco familiare per chi naviga da diporto.
Dietro la diffusione di queste tecnologie c’è anche la crescente attenzione verso le infrastrutture sottomarine del Baltico. Negli ultimi anni i cavi dati e gli oleodotti che attraversano il mare sono diventati un obiettivo sensibile e diversi governi hanno iniziato a investire in sistemi di monitoraggio permanenti. I saildrone, alimentati dal vento e integrati con motori ausiliari e pannelli solari, possono rimanere in mare per mesi e coprire grandi aree senza l’impiego continuo di navi militari.
Tutto questo significa che chi navigherà nel Baltico nelle prossime stagioni potrebbe incontrare qualcosa che fino a poco tempo fa non esisteva: una barca a vela senza equipaggio che incrocia silenziosamente lungo la rotta. Non è un segnale di pericolo, ma il segno di come anche uno dei mari più frequentati dai diportisti europei stia diventando parte di uno scenario più ampio, dove la navigazione da diporto convive con nuove tecnologie di sorveglianza e con una presenza militare più visibile rispetto al passato.
Chissà quando ci capiterà di incontrare il primo saildrone tra Ponza e Ventotene?
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