
Andrew Bedwell è tornato a lavorare su una traversata che, per dimensioni e impostazione, resta ai margini della vela tradizionale ma continua a sollevare interrogativi tecnici e umani. Il navigatore britannico sta preparando un nuovo tentativo di transatlantica in solitario a bordo di un’imbarcazione lunga circa un metro, costruita ex novo dopo il fallimento del progetto precedente, interrotto nel 2023 da un incidente che ha messo fine al viaggio prima ancora che potesse entrare nel vivo.

L’incidente del 2023 e l’interruzione del primo tentativo
Nel maggio di quell’anno Bedwell aveva lasciato St John’s, a Terranova, con l’obiettivo di raggiungere l’Europa seguendo la rotta del Nord Atlantico. Dopo poche ore di navigazione, però, la barca aveva iniziato a imbarcare acqua in modo significativo. La situazione aveva costretto il velista a rientrare in porto e a chiedere assistenza. Durante le operazioni di recupero e movimentazione a terra, l’imbarcazione si era ribaltata ed era stata gravemente danneggiata, risultando di fatto inutilizzabile. Un epilogo brusco che aveva chiuso il tentativo senza che la traversata potesse realmente cominciare.
Un progetto nuovo, non una semplice ricostruzione
A distanza di tempo, Bedwell ha deciso di ripartire non da una riparazione, ma da un progetto completamente nuovo. La barca attualmente in fase di completamento è una seconda versione, concepita tenendo conto delle criticità emerse nel 2023, a partire dalla gestione dell’acqua e dalla resistenza strutturale nelle fasi più delicate, non solo in mare ma anche durante le operazioni a terra. La scelta costruttiva è ricaduta su uno scafo in alluminio saldato, con una struttura pensata per resistere a sollecitazioni estreme e per proteggere l’abitacolo anche in caso di ribaltamento o di onde che investono direttamente la coperta.
Il concetto alla base del progetto non è quello di “navigare” nel senso tradizionale del termine, ma di mantenere l’integrità della barca e dell’uomo in un ambiente dove ogni errore ha conseguenze immediate. Lo spazio vitale è ridotto all’essenziale, la posizione di riposo è forzatamente seduta o semi-distesa, e gran parte del tempo viene trascorsa all’interno di una cellula chiusa, progettata per isolare il più possibile dall’acqua e dal freddo. In questo contesto, la stabilità non è intesa come assenza di movimenti, ma come capacità dello scafo di continuare a svolgere la propria funzione anche dopo urti, sbandate estreme o capovolgimenti.

Anche l’armo e le attrezzature sono stati rivisti in funzione della semplicità e della possibilità di intervento diretto. Il rig è ridotto, con soluzioni pensate per limitare i carichi e prevedere punti di cedimento controllato, così da evitare danni irreversibili in caso di condizioni meteo difficili. L’energia a bordo è affidata a pannelli solari e batterie di capacità limitata, sufficienti ad alimentare gli strumenti di navigazione e comunicazione indispensabili, in un equilibrio costante tra consumo e autonomia.
La nuova partenza e la rotta prevista
La nuova traversata, nelle intenzioni di Bedwell, dovrebbe partire nuovamente dal Canada orientale, seguendo una finestra meteo primaverile simile a quella scelta nel 2023. L’obiettivo resta quello di raggiungere l’Europa settentrionale, completando una rotta che, su una barca di un metro, trasforma ogni miglio in una prova di resistenza più che di velocità. Dopo l’incidente che ha segnato il primo tentativo, il progetto si presenta oggi come una sfida più consapevole, costruita attorno ai limiti emersi e alla necessità di ridurre al minimo le variabili. In mare aperto, su una barca così piccola, non esistono margini di recupero: esiste solo la capacità del sistema, uomo e barca insieme, di continuare a funzionare.
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