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sabato 7 febbraio 2026
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Tredicenne nuota per ore in mare aperto e salva la famiglia alla deriva

In Australia un ragazzo di 13 anni ha nuotato per ore fino alla costa per dare l’allarme dopo che la sua famiglia era stata trascinata al largo dal vento durante un’escursione in kayak.

Austin Appelbee, il bambino eore che nuotanto per miglia e miglia ha salvato la sua famiglia
Austin Appelbee, il bambino eore che nuotanto per miglia e miglia ha salvato la sua famiglia
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Il pomeriggio di venerdì 30 gennaio, sulla costa occidentale dell’Australia, una vacanza in famiglia si è trasformata in una lunga emergenza in mare. Al largo di Quindalup, circa 250 chilometri a sud di Perth, vento e corrente hanno spinto sempre più lontano dalla costa una madre e i suoi tre figli, partiti per una breve escursione con un kayak gonfiabile e due tavole paddleboard.

La famiglia Appelbee si trovava nelle acque di Geographe Bay quando le condizioni meteorologiche sono cambiate rapidamente. Il vento ha rinforzato, il mare si è fatto mosso e i galleggianti hanno iniziato a derivare senza più la possibilità di rientrare autonomamente. Nel tentativo di governare la situazione, due remi sono andati persi e il kayak ha cominciato a imbarcare acqua.

La famiglia Appelbee: la madre e gli altri due figli, Beau di 12 anni e Grace  di 8 anni e a destra Austin con le stampelle che lo hanno aiutato a camminare per alcuni giorni per il tempo di riprendersi completamente dall'immane sforzo che aveva fatto per salvare i suoi
La famiglia Appelbee: la madre e gli altri due figli, Beau di 12 anni e Grace di 8 anni e a destra Austin con le stampelle che lo hanno aiutato a camminare per alcuni giorni per il tempo di riprendersi completamente dall'immane sforzo che aveva fatto per salvare i suoi

A quel punto Joanne Appelbee ha preso una decisione difficile: mandare verso la costa il figlio maggiore, Austin, 13 anni, per cercare aiuto, mentre lei restava alla deriva con Beau, di 12 anni, e Grace, di 8. Austin ha provato inizialmente a proseguire con il kayak, ma quando il mezzo è diventato inutilizzabile perché l’acqua che entrava era troppa, ha scelto di continuare a nuoto, sfilandosi il salvagente che lo rallentava.

Il ragazzo ha affrontato il mare per ore, in acqua fredda e agitata, cercando di mantenere una rotta verso terra mentre le onde lo respingevano e la stanchezza aumentava. Il percorso fino alla spiaggia si è trasformato in una prova di resistenza fisica e mentale, con la preoccupazione costante per ciò che poteva incontrare in mare aperto.

Austin è riuscito a raggiungere la spiaggia intorno alle 18, ormai allo stremo. Ma l’emergenza non era finita: dopo essersi ripreso per pochi minuti, ha camminato per oltre un’ora lungo la costa fino a trovare un telefono per poter chiamare i servizi di emergenza e lanciare l’allarme.

Nel frattempo la madre e gli altri due figli erano rimasti alla deriva, aggrappati a una tavola paddleboard e protetti dai giubbotti di salvataggio, mentre la luce calava e la distanza dalla costa aumentava. Grazie alla segnalazione, le autorità hanno avviato una ricerca con mezzi navali e aerei. Intorno alle 20:30 un elicottero di soccorso ha localizzato la famiglia a circa sette miglia dalla costa, consentendo il recupero subito dopo.

Portati a terra, madre e figli sono stati trasferiti in ospedale per accertamenti. La lunga permanenza in acqua aveva causato freddo, affaticamento e stanchezza, ma nessuno ha riportato condizioni tali da richiedere il ricovero. I sanitari hanno spiegato che lo sforzo sostenuto da Austin era paragonabile a quello di due maratone consecutive; nei giorni successivi il ragazzo ha camminato con l’aiuto di stampelle per recuperare dalle conseguenze fisiche dell’impresa.

Le autorità hanno sottolineato come la capacità di orientarsi, la lucidità nelle scelte e la resistenza dimostrata dal tredicenne abbiano inciso in modo determinante sui tempi di intervento. La madre, nelle dichiarazioni successive, ha raccontato quanto sia stato difficile affidare a un figlio così giovane il compito di cercare soccorsi, pur confidando nella sua esperienza in acqua.

Sulla vicenda è stata infine aperta un’indagine per verificare eventuali responsabilità da parte di chi aveva noleggiato kayak e SUP alla famiglia, in particolare per la mancata segnalazione del mancato rientro con l’arrivo della sera.

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