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lunedì 9 febbraio 2026
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Coppa America a Napoli: proteste a Bagnoli. Le ragioni degli uni e degli altri

Le proteste contro la Coppa America a Napoli riaprono il caso Bagnoli: promesse disattese, bonifiche incompiute e un evento da oltre 1,2 miliardi di euro.

La manifestazione contro la Coppa America che si è svolta a Bagnoli il 7 febbraio scorso
La manifestazione contro la Coppa America che si è svolta a Bagnoli il 7 febbraio scorso
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Editoriale

Le proteste contro la Coppa America a Napoli stanno crescendo. Sabato 7 febbraio, a Bagnoli, si è svolto un corteo che ha visto la partecipazione di circa 2.000–3.000 persone, in gran parte residenti della zona. I manifestanti hanno sfilato per esprimere il loro dissenso nei confronti dei lavori in corso per la realizzazione del quartiere che ospiterà le barche della Coppa America.

Ma perché gli abitanti di Bagnoli protestano? Dalle interviste rilasciate ad alcune reti televisive emerge un duplice malcontento. Da una parte, molti si sentono esclusi: nessuno li ha coinvolti o consultati nella fase di progettazione, un passo falso evidente — e piuttosto ingenuo — da parte di chi ha la responsabilità del progetto. Dall’altra, pesa la sensazione che le numerose promesse fatte nel corso degli anni siano state disattese. I residenti si aspettavano una bonifica completa dell’ex area Italsider, con l’asportazione di tutto il materiale presente nella colmata e il ripristino delle condizioni originarie, precedenti all’industrializzazione.

Le richieste avanzate sono drastiche: fermare la Coppa America e tornare al piano iniziale. Pretese che, nei fatti, appaiono impossibili da soddisfare e che mettono in luce come, ancora una volta, la popolazione rischi di diventare vittima di condizionamenti esercitati da realtà che probabilmente non condividono gli stessi interessi della comunità locale, ma che hanno tutto l’interesse a mantenere il conflitto aperto.

Quando Napoli si candidò per ospitare la Coppa America del 2007, in corsa c’erano Napoli, con sindaco Rosa Russo Iervolino, e Valencia, guidata da Rita Barberà. Quando venne annunciato che l’evento si sarebbe svolto a Valencia, la Iervolino — che fino a quel momento aveva fatto ben poco per sostenere concretamente la candidatura della sua città — dichiarò che a perdere una grande opportunità era stata la Coppa America, non Napoli, perché Bagnoli sarebbe stata trasformata in un grande giardino sul mare. Era il 2003. Ventitré anni dopo, Bagnoli è ancora un’area abbandonata, segnata da rifiuti e inquinamento a cielo aperto.

Probabilmente, se non fosse stato per la Coppa America, nonostante i fondi già stanziati in modo disordinato negli anni, sarebbe passata un’altra decade prima di vedere qualche cambiamento concreto. Ciò che si sta realizzando oggi a Bagnoli non rappresenta la soluzione ideale dal punto di vista dei residenti. Tuttavia, aspettarsi che la collettività investa diverse centinaia di milioni di euro per bonificare completamente l’area e restituirla a spiaggia libera, così com’era in passato, solo perché gli abitanti possano goderne, è un esercizio di fantasia talmente spinto da far dubitare della sua reale genuinità.

Con la Coppa America, sull’area verranno investiti oltre 1,2 miliardi di euro, una cifra difficilmente immaginabile al di fuori di un evento di questa portata. La manifestazione si svolgerà a Bagnoli sia nel 2027 sia, con tutta probabilità, nel 2029. Questo comporterà non solo la creazione di posti di lavoro stagionali, ma favorirà quasi certamente la nascita di un polo nautico in grado di offrire occupazione stabile a molte persone. Poi, naturalmente, spetterà agli abitanti di Bagnoli cogliere queste opportunità e trasformarle in un vantaggio concreto per il territorio.

Dall’altro lato, l’organizzazione della Coppa America non dovrebbe sottovalutare queste proteste. Finché i lavori sono in corso, il dissenso è relativamente contenibile. Ma nel momento in cui si accenderanno i riflettori dei media internazionali sull’evento, Bagnoli finirà sotto gli occhi del mondo. Si stima che a seguire la Coppa America saranno oltre un miliardo di persone, con aspettative che arrivano fino a 1,5 miliardi di spettatori a livello globale. In quel momento, proteste ben orchestrate da chi ha interesse a farlo potrebbero causare seri danni all’immagine della manifestazione e, di riflesso, della città.

Per evitarlo — o almeno per contenerne gli effetti — esiste un solo strumento: la gestione della piazza. E fino a oggi, tra un pizzico di arroganza e molta superficialità, nessuno ha davvero iniziato a dialogare seriamente con i manifestanti, cercando di costruire un ponte che eviti che domani, invece delle regate di Coppa America, il mondo si trovi a seguire le proteste di chi vive a Bagnoli.

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