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mercoledì 22 aprile 2026
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Drone a vela da 52 metri senza equipaggio: dalla Coppa America nasce il progetto Spectre

Un drone a vela da 52 metri senza equipaggio nasce dalla tecnologia della Coppa America. Il progetto Spectre unisce autonomia, innovazione e nuove applicazioni

La flotta Saildrone con in fondo la nave d'appoggio
La flotta Saildrone con in fondo la nave d'appoggio
Gais Gais Gais
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Una barca a vela lunga 52 metri, senza equipaggio, progettata anche per lanciare missili e capace di navigare per migliaia di miglia in autonomia: non è fantascienza, ma il nuovo progetto sviluppato da Saildrone con il contributo diretto di un team di Coppa America. È questa la notizia che sta attirando l’attenzione del mondo nautico, perché segna un punto di contatto sempre più evidente tra la vela ad alte prestazioni e la tecnologia militare.

Un drone marino da 170 piedi con tecnologia della Coppa America

Il progetto si chiama “Spectre” ed è un drone marino lungo circa 170 piedi, sviluppato dall’azienda americana Saildrone, con il coinvolgimento del team di Coppa America American Magic per la realizzazione di una grande ala rigida composita. Una soluzione che arriva direttamente dall’esperienza maturata nelle regate più avanzate del mondo.

L’imbarcazione è pensata per operare senza equipaggio, con una combinazione di propulsione ibrida: vela rigida, energia elettrica e motori diesel. In modalità silenziosa può muoversi a basse velocità per missioni di sorveglianza, mentre, quando serve, può superare i 25 nodi e coprire oltre 3.000 miglia nautiche.

I due modelli di Saildrone con e senza vela
I due modelli di Saildrone con e senza vela

Il ruolo della vela tra autonomia e silenziosità

Il dato che colpisce di più è proprio il ruolo della vela. Non si tratta di una soluzione romantica o simbolica, ma di una scelta tecnica precisa: l’ala sviluppata con il know-how della Coppa America consente autonomia, efficienza energetica e soprattutto una firma acustica ridotta, elemento decisivo per operazioni di controllo sottomarino.

Dietro questo progetto c’è una trasformazione più ampia. La vela, da sempre laboratorio di innovazione, continua a trasferire soluzioni verso altri settori. In questo caso, tecnologie nate per volare sull’acqua nei campi di regata vengono adattate a contesti completamente diversi, dove contano resistenza, autonomia e capacità di operare senza intervento umano.

Dalla ricerca oceanica a nuove applicazioni strategiche

Spectre rappresenta anche un salto dimensionale rispetto ai precedenti droni marini sviluppati da Saildrone, realtà fondata dall’ingegnere Richard Jenkins e già impegnata in missioni scientifiche e di monitoraggio oceanico. Ora l’obiettivo si sposta su piattaforme più grandi, capaci di trasportare carichi importanti e integrare sistemi complessi.

Il coinvolgimento di un team di Coppa America non è casuale. Le competenze sviluppate in anni di progettazione su materiali compositi, aerodinamica e controllo delle ali rigide trovano qui una nuova applicazione. È lo stesso principio che ha portato le barche della Coppa a diventare veri laboratori volanti, dove ogni dettaglio è ottimizzato per ridurre resistenza e aumentare efficienza.

Resta un elemento di fondo che riguarda anche il mondo della vela sportiva. Questo progetto mostra come il confine tra ricerca civile, sportiva e militare sia sempre più sottile. Le tecnologie si muovono rapidamente tra questi ambiti, e ciò che oggi nasce per vincere una regata può diventare, nel giro di pochi anni, parte di sistemi completamente diversi.

Nel frattempo, la vela continua a essere uno dei motori dell’innovazione nautica. Anche quando non c’è un equipaggio a bordo.

© Riproduzione riservata

Aladar Aladar Aladar
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