
L’americano Guy deBoer ci riprova. Dopo essersi arenato sugli scogli durante la sua prima partecipazione alla Golden Globe Race, il navigatore è tornato in acqua con un nuovo obiettivo: ripartire da quell’errore e trasformarlo in esperienza.
La notizia arriva dal circuito della vela oceanica e racconta una storia che, più che di classifica, parla di resilienza. DeBoer non è fuori gioco. Al contrario, sta costruendo il suo secondo tentativo con una consapevolezza diversa.
Un incidente che ha segnato la prima esperienza
Nel 2022, durante la Golden Globe Race, DeBoer fu costretto al ritiro dopo aver urtato una zona rocciosa a nord di Fuerteventura. La sua barca, un Tashiba 36, finì sugli scogli di notte, chiudendo prematuramente la sua circumnavigazione.
Non fu un caso isolato. La regata, una delle più dure al mondo, mette i navigatori in condizioni estreme: niente tecnologia moderna, isolamento totale, mesi di oceano senza assistenza.
Per DeBoer quell’incidente ha rappresentato uno spartiacque. Non solo la fine di una regata, ma l’inizio di una riflessione più profonda sulla gestione del rischio e della solitudine in mare.

Il ritorno con una preparazione diversa
Dopo il ritiro, lo skipper americano ha recuperato la barca, l’ha ricostruita e ha continuato a lavorare sul progetto. Non si è limitato a riparare i danni: ha ripensato l’intero assetto, migliorando sicurezza e organizzazione a bordo.
Oggi il suo nome è di nuovo tra gli iscritti alla prossima edizione della regata, prevista nel 2026, insieme a una flotta internazionale di navigatori solitari.
Il dato più interessante non è la partecipazione in sé, ma il cambio di approccio. L’esperienza dell’incaglio ha lasciato un segno evidente nella preparazione: più attenzione ai dettagli, maggiore prudenza, ma anche una determinazione che non sembra essersi indebolita.
Ripartire dopo un errore
La Golden Globe Race resta una sfida fuori dal tempo. Si naviga come negli anni Sessanta, con strumenti limitati e decisioni prese in autonomia totale. È proprio questo contesto che amplifica ogni errore.
Un’incertezza nella navigazione, una valutazione sbagliata delle condizioni o una manovra ritardata possono trasformarsi in un problema serio. Ed è ciò che è accaduto a DeBoer nel suo primo tentativo.
Ma è anche il motivo per cui il suo ritorno ha un peso diverso. Non si tratta solo di riprovare, ma di dimostrare di aver compreso fino in fondo cosa significhi affrontare un giro del mondo in solitaria.
Nel racconto della vela oceanica, le storie di chi torna dopo un ritiro sono spesso le più significative. Non sempre portano a una vittoria, ma quasi sempre raccontano qualcosa di più profondo: il rapporto tra uomo, barca e oceano.
DeBoer si inserisce in questa linea. Il suo percorso non è lineare, ma è coerente con lo spirito della Golden Globe: resistere, adattarsi, ripartire.
Il secondo tentativo non cancella l’incaglio. Lo include. Ed è proprio questo che rende la sua nuova partenza una storia da seguire.
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