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sabato 28 novembre 2020

Intervista a Picciolini e Sardi che ci raccontano la loro avventura

I due navigatori di Ocean Cat ieri sera hanno parlato per la prima volta con i giornalisti

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Guadalupe – Tullio Picciolini e Giammarco Sardi arrivati a Guadalupe dopo 14 giorni 3 ore e 40 minuti dalla partenza, avvenuta davanti all'Isola di Gorée a Dakar, sono indubbiamente provati. A bordo del catamarano oceanico di 20 piedi (6 metri) Ocean Cat hanno avuto un’intensa avventura e seppur stanchi hanno risposto ad alcune nostre domande su quello che hanno vissuto.

SVN – E’ stata più dura di quanto vi aspettavate?

G.S. - Sì, sapevamo che non sarebbe stata una passeggiata, che avremmo avuto le allucinazioni, ma devo ammettere che è stata una cosa veramente dura sia fisicamente che psicologicamente.

T.P. – Ha detto bene Giammarco, lo stress psicologico è stato molto forte, in alcuni momenti più forte di quello fisico. Abbiamo iniziato la traversata con un cambio di Luna, i primi sette giorni abbiamo avuto vento leggero un cielo coperto, nella notte sempre buio totale, praticamente riuscivamo a navigare 12 ore su 24. Dovevamo spingere al massimo di giorno per rimanere nelle medie di velocità, sapendo che la notte non sarebbe stato possibile percorrere molte miglia. E questo ha causato molto stress. Poi l’aliseo ha iniziato a stabilizzarsi intorno al nono giorno quando eravamo stanchi per le fatiche e le energie spese nella prima parte della traversata.

SVN – Avete scuffiato una volta a 90 gradi e due volte a 180, avete mai pensato di dover chiamare i soccorsi e farvi venire a prendere.

T.P. – La prima volta abbiamo scuffiato a 90°, ma in condizioni gestibili e in poco tempo abbiamo raddrizzato la barca. La seconda volta, la situazione è stata completamente diversa. Il mare era molto mosso con onde mai viste che da una barchina così assumono un’altra dimensione; il vento soffiava anche a 40 nodi e la barca si è rigirata di 180°. La scuffia a 180° è una cosa molto seria per un catamarano, perché, al contrario di un monoscafo, da questa posizione il multiscafo non torna su da solo. Il sistema di raddrizzamento progettato da Malingri in occasione della loro impresa nel 2017, e che loro non avevano mai avuto necessità di utilizzare per una scuffia a 180 gradi, si è dimostrato efficace sebbene abbiamo dovuto faticare molto per tirare su la barca con condizioni di mare molto mosso e vento a groppi. Anche la terza scuffia è stata impegnativa e faticosa, ma in qualche modo ci ha ricaricato. Devo dire che sapere che dalla sala operativa di Roma qualcuno stava monitorando la nostra posizione ci ha permesso di affrontare con lucidità anche le situazioni più difficili. Dopo una/due ore di segnale GPS fermo, venivamo contattati via SMS o tramite telefono satellitare dalla nostra sala operativa per avere conferma delle condizioni di salute e della barca. E’ stato un filo diretto che in situazioni di difficoltà ci ha dato una grande sicurezza.

SVN – Siete stati più lenti del previsto, per questo avete mancato il record?

G.S. – Siamo stati più lenti del previsto sicuramente perché abbiamo navigato con una situazione meteo poco favorevole. Prima un vento leggero che ci ha costretto a spingere al massimo per rimanere nei tempi, poi delle condizioni talmente estreme che ci hanno rallentato la corsa a causa della perdita di una deriva prima e delle scuffie dopo.

SVN – Ritenterete?

T.P. – Questo è il mio secondo tentativo, come si dice….

SVN – Alla fine vi siete ritrovati a corto di viveri.

T.P. – Sì, quando abbiamo capito che avremmo impiegato più del previsto, abbiamo pensato che avremmo potuto avere problemi con le scorte di cibo. Siamo partiti portando con noi 11 razioni giornaliere ciascuno e una razione di emergenza. Al decimo giorno abbiamo razionato maggiormente il cibo per farcelo bastare per tutti e 14 i giorni. Le condizioni meteo che abbiamo trovato richiedono un enorme sforzo fisico e quindi un’adeguata alimentazione. Abbiamo sofferto, sicuramente perso un po’ di peso, ma alla fine ce la siamo cavata.

SVN – Siete contenti di quello che avete fatto.

G.S. – Saremo stati più contenti se avessimo battuto il record, ma sicuramente è stata un’avventura unica che ricorderemo per sempre e che ci ha lasciato un’enorme esperienza come navigatori.