
Napoli entra al centro della scena della Coppa America ancora prima che le regate inizino. Il varo della nuova imbarcazione dei defender, Taihoro, accompagnato da un dettaglio simbolico – i foil dipinti d’azzurro con la scritta “Napoli” – ha acceso un dibattito che va oltre l’estetica e tocca il rapporto tra sport, pubblico e strategia.
L’iniziativa di Emirates Team New Zealand, vincitore in carica e organizzatore della prossima edizione del 2027 proprio nel capoluogo campano, è stata presentata come un omaggio alla città ospitante. Una scelta che, almeno nelle intenzioni, punta a creare un legame immediato con il territorio e con un pubblico che storicamente vive la vela con partecipazione crescente.
Ma in Coppa America ogni dettaglio ha un peso e difficilmente resta solo simbolico.
Il nome stesso della barca, Taihoro, richiama la cultura maori e la tradizione neozelandese, mentre il richiamo visivo a Napoli sembra inserirsi in una strategia più ampia: conquistare il favore del pubblico locale in una competizione che vedrà proprio Luna Rossa correre “in casa”, con una pressione sportiva e mediatica inevitabile.
Non è un caso che, già nei mesi scorsi, il team italiano avesse sottolineato quanto fosse importante il sostegno del pubblico napoletano. “Rappresentiamo l’Italia”, aveva ricordato Max Sirena, invitando apertamente la città a schierarsi con Luna Rossa.
Le parole di Sirena e la tensione tra i team
In questo contesto, il gesto dei kiwi assume una lettura diversa.
A dare voce a questa interpretazione è stato lo stesso Sirena, che in un’intervista recente ha definito l’operazione “di cattivo gusto”, parlando apertamente di una mossa studiata. In particolare, ha usato un termine diretto: “ruffiani”, riferendosi proprio alla scelta di colorare i foil con il nome della città.
Parole che riflettono una tensione sottile ma reale, tipica della Coppa America, dove la competizione si gioca tanto sull’acqua quanto fuori.
Napoli tra identità e tifo
Perché la sfida tra Team New Zealand e Luna Rossa non è solo tecnica. È anche narrativa, identitaria. Da una parte il defender che porta la Coppa e organizza l’evento, dall’altra il team di casa che cerca di trasformare Napoli nel proprio campo di regata.
In mezzo c’è una città che torna protagonista dopo le World Series del 2012 e 2013, quando il lungomare si riempì di spettatori e la vela dimostrò di poter uscire dalla sua dimensione di nicchia.
Il gesto dei foil azzurri si inserisce proprio qui: nel tentativo di parlare direttamente a quel pubblico.
Resta da capire se funzionerà.
Probabilmente no, probabilmente sarà neutralizzato dal sentimento che ispira il tricolore. Sarà difficile che i napoletani, quando saranno davanti al campo di regata o davanti alla televisione, tifino per lo straniero contro la squadra che sulle giacche porta il tricolore, perché Luna Rossa, volendo o no, è la squadra che rappresenta l’Italia e tutte le nostre capacità.
Il tricolore funzionerà a condizione che funzioni Luna Rossa. In Coppa America il consenso non si conquista con una scritta, ma con le prestazioni. E Napoli, quando si riempirà di barche e vento, sarà soprattutto il luogo dove questa sfida tornerà a essere quello che è sempre stata: una questione di velocità, scelte e nervi.
Il resto, come spesso accade, è già parte della regata.
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