
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Botin Partners e McConaghy Boats, due nomi che negli ultimi anni hanno costruito una reputazione solida nelle flotte più tecniche della vela internazionale. La Botin Cup 41 si inserisce in questo contesto con un’impostazione chiara: una barca pensata per la classe “piccola” delle grandi competizioni a squadre, dove il regolamento IRC impone limiti precisi e lascia poco spazio all’improvvisazione.
Il ritorno dell’Admiral’s Cup cambia il mercato
La notizia non riguarda solo una nuova barca, ma un cambio di direzione. Il ritorno dell’Admiral’s Cup, rilanciata nel 2025 dopo anni di assenza, ha riacceso l’interesse per progetti dedicati esclusivamente alla regata offshore e costiera, senza compromessi con la crociera.

Una piattaforma pensata per ogni formato di regata
La Botin Cup 41 nasce proprio da questa esigenza. È una piattaforma costruita per funzionare sia tra le boe sia sulle medie e lunghe distanze, con un equilibrio difficile da ottenere ma oggi richiesto dai nuovi formati di regata.

Scafo e costruzione: tutto orientato alla prestazione
Lo scafo riflette questa filosofia. Linee tese, poppa larga e piatta, doppio timone, prua allungata con bompresso pronunciato. Tutto è orientato alla velocità e al controllo, soprattutto nelle andature portanti e nelle condizioni più impegnative. L’architettura è figlia diretta dell’esperienza maturata nei progetti Botin più recenti, ma qui viene portata all’estremo per rientrare perfettamente nei parametri IRC.
Anche la costruzione segue lo stesso approccio. Carbonio pre-preg in sandwich con anima Nomex, strutture polimerizzate in autoclave, appendici lavorate CNC. Sono soluzioni tipiche delle barche da circuito professionale, utilizzate per contenere peso e aumentare rigidità, ma che qui vengono applicate a una barca pensata per regate dove ogni dettaglio può incidere sul risultato.
Piano velico, interni e posizionamento
Il piano velico e le manovre sono coerenti con questa impostazione. Albero e boma in carbonio ad alto modulo, sistemi idraulici, doppie volanti e winch azionati a grinder. La gestione delle vele è progettata per equipaggi numerosi e allenati, dove la velocità delle manovre diventa parte della prestazione.
Sottocoperta, invece, resta solo ciò che serve. L’interno è ridotto al minimo indispensabile per affrontare le regate offshore, senza concessioni al comfort. Una scelta che non è estetica, ma funzionale: ogni chilo risparmiato è velocità guadagnata.
I numeri raccontano una barca compatta ma estrema: circa 12,5 metri di lunghezza, 4,20 di baglio, pescaggio di 3 metri e un dislocamento attorno alle 4 tonnellate. Il target IRC è dichiarato con precisione, vicino al limite imposto per la classe, segno di un progetto calibrato fin dall’inizio sul regolamento.
Il prezzo indicativo, intorno a 1,7 milioni di euro senza vele ed elettronica, conferma il posizionamento: non una barca per tutti, ma uno strumento pensato per team che vogliono competere ad alto livello senza entrare nei costi ancora più elevati dei maxi o delle classi box rule.
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