Spartivento
ADVERTISEMENT
Spartivento
ADVERTISEMENT
sabato 30 maggio 2026
Spartivento
  aggiornamenti

De Nora, il principal di ETNZ parla di Burling: perché le sue parole pesano sulla Coppa America

Matteo de Nora spiega l’addio di Peter Burling a Team New Zealand. Una frase che pesa sulla sfida tra Luna Rossa e il Defender verso Napoli 2027.

Matteo De Nora sulla destra con Grand Dalton sulla sinistra
Matteo De Nora sulla destra con Grand Dalton sulla sinistra
NSS Group NSS Group NSS Group
PUBBLICITÀ

Matteo de Nora, team principal di Emirates Team New Zealand, l’uomo che sta dietro Grant Dalton e che dal 2000 finanzia il team, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa ha detto che Peter Burling “voleva più soldi, ma non ha tradito”. Una frase che, letta nel pieno del nuovo ciclo di Coppa America, pesa molto più di una semplice spiegazione contrattuale. Perché Burling non è un velista qualsiasi: è stato l’uomo delle tre vittorie consecutive dei neozelandesi, il volto sportivo del dominio kiwi, il timoniere che ha accompagnato Team New Zealand in una delle fasi più solide della sua storia recente. Vederlo oggi con la maglia di Luna Rossa cambia il tono della sfida verso Napoli 2027.

L’intervista rilasciata da de Nora a La Stampa arriva in un momento delicato. A Cagliari, nella prima regata preliminare della 38ª America’s Cup, Luna Rossa ha battuto proprio Emirates Team New Zealand nel match race finale. A bordo c’era Burling, insieme a Ruggero Tita, Vittorio Bissaro e Umberto Molineris. Il risultato non assegna la Coppa, non decide il futuro e non consente ancora di trarre conclusioni tecniche definitive. Ma in Coppa America i segnali contano, e questo segnale è stato letto da tutti.

De Nora e il peso della parola tradimento

De Nora, nell’intervista, prova a togliere dal tavolo la parola più pesante: tradimento. Secondo il team principal dei neozelandesi, Burling non avrebbe voltato le spalle al gruppo per mancanza di lealtà, ma per una distanza economica e probabilmente anche per una diversa visione del ruolo. Team New Zealand, spiega de Nora, non ragiona secondo una logica da star system. Non vuole un eroe sopra gli altri, non vuole pagare un velista il triplo rispetto al resto della squadra. È una posizione coerente con la cultura sportiva dei kiwi, costruita sul gruppo, sul ricambio generazionale e su una struttura tecnica molto compatta.

Proprio per questo le parole di de Nora sono importanti. Non cancellano la frattura, ma la rendono più comprensibile. Burling ha cercato condizioni diverse. Team New Zealand ha scelto di non seguirlo. Luna Rossa ha visto in lui l’occasione per portare dentro il proprio progetto un patrimonio raro di esperienza, sensibilità e conoscenza della Coppa. Non è solo un trasferimento di mercato. È il passaggio di un uomo che conosce dall’interno il modo in cui il Defender ha vinto e difeso il trofeo negli ultimi anni.

Per Luna Rossa l’arrivo di Burling cambia il livello della sfida

Per Luna Rossa, l’arrivo di Burling rappresenta una svolta tecnica e psicologica. Il team italiano ha sempre avuto qualità, risorse, continuità e una base molto forte a Cagliari. Ha però spesso dovuto confrontarsi con l’ultimo gradino, quello che separa una squadra competitiva da una squadra capace di vincere la Coppa. Inserire nel gruppo un timoniere che quel gradino lo ha superato tre volte significa cambiare il livello della conversazione interna. Non perché Burling possa risolvere tutto da solo, ma perché porta con sé un’abitudine alla vittoria che in America’s Cup ha un valore concreto.

La frase di de Nora va letta anche in controluce. Quando dice che Team New Zealand non ha uno star system, difende la propria identità. Ma, allo stesso tempo, riconosce implicitamente che Burling aveva assunto un peso enorme. Un peso sportivo, simbolico e mediatico. La sua partenza non è un dettaglio amministrativo: è una perdita che il Defender deve trasformare in nuova energia, affidandosi a un sistema che ha già dimostrato di saper rigenerare talenti.

La Coppa America, del resto, non è mai soltanto una regata. È tecnologia, politica sportiva, denaro, nazionalità, comunicazione, regole e rapporti di forza. L’intervista di de Nora alla Stampa tocca anche questi aspetti: la scelta di Napoli, il futuro delle barche, la nuova governance e la necessità di far evolvere la competizione. In questo quadro, il caso Burling diventa il simbolo di una Coppa che sta cambiando. I team non si sfidano solo sull’acqua, ma anche nella capacità di attrarre persone, competenze e fiducia.

Verso Napoli 2027, il caso Burling è già parte della sfida

Per il pubblico italiano, il punto più interessante è proprio questo: Luna Rossa non arriva a Napoli 2027 solo con l’entusiasmo della squadra di casa. Arriva con un progetto che ha scelto di alzare il livello, anche accettando una decisione forte come l’ingresso del timoniere che fino a ieri era il riferimento del Defender. La vittoria di Cagliari non deve far perdere il senso della misura, ma ha mostrato che l’innesto può funzionare.

De Nora ha scelto parole misurate. Non ha attaccato Burling, non lo ha delegittimato, non ha trasformato la separazione in una questione personale. Ha detto che voleva più soldi e che non ha tradito. In Coppa America, dove ogni frase può diventare un messaggio agli avversari, è una dichiarazione significativa. Riconosce la realtà della rottura, ma evita di farne una ferita aperta.

Per Luna Rossa, invece, quella frase conferma quanto fosse importante l’operazione Burling. Se il Defender sente il bisogno di spiegare pubblicamente la sua uscita, specialmente attraverso la voce del suo principal, che generalmente non è largo in fatto di dichiarazioni, vuol dire che il passaggio ha lasciato un segno. E verso Napoli 2027, questo segno è già parte della sfida.

© Riproduzione riservata

SVN VIAGGI SVN VIAGGI SVN VIAGGI
ARTICOLI DI VIAGGI
WhatsApp SVN WhatsApp SVN WhatsApp SVN
CANALE WHATSAPP