
Il Sailing Yacht A potrebbe, dopo 4 anni, lasciare Trieste per un nuovo intervento di manutenzione. Entro gennaio, il grande yacht a vela riconducibile all’imprenditore russo Andrey Melnichenko dovrà rinnovare la certificazione di classe, una verifica tecnica necessaria per mantenere l’unità in regola e preservarne il valore. Secondo quanto emerso, intorno a questo intervento si sarebbe aperta una partita tra Trieste e Genova, due città con competenze e strutture adatte al refit di grandi yacht. In gioco non c’è solo un appalto milionario, ma anche il futuro di una presenza che dal 2022 è diventata parte del paesaggio del golfo triestino.
Il Sailing Yacht A non è una barca come le altre. È lungo 143 metri, ha tre alberi in carbonio e un disegno che lo rende riconoscibile anche a grande distanza. Costruito da Nobiskrug e disegnato da Philippe Starck, è uno dei progetti più discussi della nautica contemporanea: più vicino a una nave a vela assistita che a uno yacht tradizionale, con dimensioni, impianti e sistemi di bordo che richiedono una gestione continua.
Uno yacht fermo a Trieste dal 2022
Il punto, però, oggi non è la sua linea. È la sua condizione amministrativa. Lo yacht è fermo a Trieste dal marzo 2022, quando venne sottoposto a congelamento nell’ambito delle sanzioni europee successive all’invasione russa dell’Ucraina. Da allora non è più tornato alla normale vita operativa. È rimasto in rada, sorvegliato, mantenuto, controllato. E ogni mese ha continuato a generare costi.
Per una barca di queste dimensioni, stare ferma non significa semplicemente restare all’ancora. Gli impianti devono essere alimentati, le strutture controllate, le superfici protette, gli apparati tecnici mantenuti in efficienza. Un superyacht non curato si deteriora rapidamente e, nel caso di un bene sotto sequestro, lo Stato ha il dovere di conservarlo. È questo il nodo che rende il caso Sailing Yacht A diverso da molte altre storie di barche bloccate: il bene non può essere usato, ma non può nemmeno essere abbandonato.
Il rinnovo della classe e la partita con Genova
Il nuovo intervento per la certificazione di classe aggiunge un altro passaggio delicato. La classe non è un dettaglio formale: certifica che la nave risponde a determinati requisiti tecnici e di sicurezza. Per rinnovarla servono controlli, ispezioni e lavori che possono coinvolgere scafo, impianti, apparato propulsivo, sistemi elettrici e dotazioni di bordo. Su una nave lunga 143 metri, anche un controllo programmato diventa un’operazione complessa.
Trieste parte da un dato evidente: lo yacht è già lì. La città lo conosce, lo ospita da anni e dispone di una tradizione industriale legata alla grande cantieristica. Genova, dall’altra parte, ha costruito negli ultimi anni una forte specializzazione nel refit dei superyacht, con cantieri e servizi abituati a lavorare su unità di grandi dimensioni. La scelta del luogo in cui eseguire i lavori non sarà quindi solo tecnica, ma anche logistica, economica e amministrativa.
C’è poi un aspetto meno visibile ma importante: se il Sailing Yacht A lasciasse Trieste per andare in Liguria, potrebbe non tornare più nel golfo. Per la città sarebbe la fine di una presenza ingombrante, anche se ormai familiare, che ha diviso lo sguardo dei triestini tra curiosità, fastidio e abitudine. Per anni quel profilo bianco, fermo davanti alla costa, ha ricordato quanto la guerra in Ucraina abbia prodotto effetti anche lontano dal fronte, fino dentro i porti italiani.
Costi, sequestro e futuro del Sailing Yacht A
La vicenda giudiziaria, intanto, non è chiusa. Le controversie sulla proprietà e sul controllo del bene sono ancora parte del quadro legale europeo. Una recente pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato che, nel campo delle sanzioni, il controllo su un bene può essere valutato anche oltre la titolarità formale, ma la decisione finale resta affidata ai giudici nazionali competenti.
Per la nautica italiana, il caso Sailing Yacht A è diventato un banco di prova insolito. Da una parte c’è una nave che deve essere mantenuta in efficienza. Dall’altra ci sono costi pubblici elevati, procedure complesse e cantieri che potrebbero essere chiamati a lavorare su uno degli yacht più difficili da gestire al mondo. La prossima scadenza tecnica non risolverà la storia del Sailing Yacht A, ma potrebbe decidere dove questa storia continuerà a essere scritta.
Dall’altra parte sarebbe sbagliato, come fanno molti giornali, sostenere che lo Stato italiano, su questo sequestro, ci stia rimettendo tanti soldi. Lo Stato anticipa i soldi di manutenzione, ma poi, quando la guerra sarà finita, se il suo proprietario rivorrà la sua barca dovrà risarcire completamente lo Stato. Se così non sarà, la barca andrà all’asta e il ricavato, che sarà molto superiore ai pochi milioni di costo di manutenzione — la barca, da nuova, aveva un valore di 530 milioni di euro e oggi il suo valore è stimato intorno ai 350 milioni — servirà a ripagare le spese dello Stato italiano. Quello che avanza andrà al legittimo proprietario.
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