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martedì 28 luglio 2026
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Perché i giovani comprano meno barche e preferiscono il charter

Sempre meno giovani acquistano una barca e scelgono il charter. Costi, nuove abitudini e cambiamenti sociali stanno trasformando il rapporto con il mare.

Giovani su un catamarano a noleggio, un modo diverso di vivere la barca
Giovani su un catamarano a noleggio, un modo diverso di vivere la barca
Gais Gais Gais
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Negli ultimi anni un cambiamento silenzioso ha modificato il mondo della nautica da diporto. Sempre meno giovani scelgono di acquistare una barca, mentre cresce il numero di quelli che preferiscono noleggiarla per una settimana o pochi giorni. Non è una rinuncia al mare, ma un modo diverso di viverlo. La proprietà, che per decenni è stata l’obiettivo naturale di ogni appassionato, oggi lascia spazio all’esperienza. Una trasformazione che sta influenzando i cantieri, le società di charter e perfino il modo in cui vengono progettate le nuove imbarcazioni.

Osservando i dati del settore emerge un elemento significativo: l’età media dei proprietari continua ad aumentare e i giovani entrano nel mercato dell’acquisto con molta più difficoltà rispetto alle generazioni precedenti. Gli studi dell’industria nautica europea evidenziano come il cambiamento sia dovuto sia a fattori economici sia a una diversa cultura del possesso, con una crescita costante del ricorso al charter e ad altre forme di utilizzo condiviso delle imbarcazioni.

I costi della proprietà spingono verso il charter

La prima ragione è evidente. Comprare una barca significa affrontare un investimento importante, ma soprattutto assumersi costi che continuano per tutto l’anno. Ormeggio, assicurazione, manutenzione ordinaria e straordinaria, alaggi, carenaggi, sostituzione delle vele, motore, elettronica e inevitabili imprevisti rappresentano una spesa che molti giovani preferiscono evitare. Il charter, invece, concentra il costo esclusivamente nel periodo in cui la barca viene realmente utilizzata.

C’è poi un cambiamento sociale. Le nuove generazioni attribuiscono meno valore al possesso rispetto al passato. È una tendenza che riguarda automobili, case, biciclette e perfino gli strumenti di lavoro. L’importante è poter utilizzare un bene quando serve, senza doverlo mantenere tutto l’anno. Anche la nautica si sta adeguando a questa logica, trasformandosi progressivamente da mercato del prodotto a mercato dell’esperienza.

Anche il lavoro ha modificato il rapporto con il tempo libero. Se una volta le vacanze estive rappresentavano un appuntamento fisso di tre o quattro settimane, oggi molti preferiscono distribuire i periodi di riposo durante l’anno. In questo scenario una settimana in Grecia, un lungo weekend alle Eolie o qualche giorno in Croazia diventano occasioni ideali per prendere una barca a noleggio senza preoccuparsi della sua gestione.

Le società di charter hanno cambiato il modo di andare per mare

Le società di charter hanno saputo interpretare questo cambiamento. Le flotte sono cresciute, i servizi si sono ampliati e oggi è possibile salire a bordo trovando tutto pronto. In molti casi il cliente deve soltanto portare il proprio bagaglio. Questa semplicità ha avvicinato alla nautica persone che probabilmente non avrebbero mai acquistato una barca. Anche per questo il charter continua a crescere in molte aree del Mediterraneo.

Esiste poi un altro aspetto, meno evidente ma altrettanto importante. Chi noleggia può cambiare barca ogni anno. Un’estate può scegliere un monoscafo sportivo, quella successiva un catamarano, poi magari un’imbarcazione più grande o una destinazione diversa. La proprietà, invece, lega inevitabilmente l’armatore alla stessa barca per molti anni.

Questo significa che i giovani non compreranno più barche? Probabilmente no. Più realisticamente l’acquisto arriverà più tardi, quando la situazione economica e familiare sarà più stabile. Nel frattempo il charter rappresenta una palestra straordinaria. Permette di fare esperienza, capire quale tipo di barca si adatta meglio alle proprie esigenze e navigare in luoghi diversi senza affrontare i vincoli della proprietà.

Come cambia il progetto delle nuove barche

Per i cantieri questa trasformazione è già una realtà. Sempre più modelli nascono pensando prima alle esigenze delle flotte charter e poi al mercato privato. Cabine numerose, spazi comuni ampi, manutenzione semplificata e comfort diventano elementi centrali del progetto. È un cambiamento destinato a influenzare anche le barche del futuro.

Il rapporto con la propria barca non si può noleggiare

Sicuramente questa tendenza a usare più che possedere la barca sta cambiando anche il rapporto che si ha con questa. Avere una barca significa averla scelta con cura, nel tentativo di acquistare qualcosa che rispecchi la propria visione dell’andare in barca. Una volta acquistata, la barca la si conosce poco per volta, ma la si conosce profondamente.

Della propria barca si sa quanto è affidabile il motore, quanta tela regge quando c’è vento, si conosce l’angolo migliore per prendere l’onda o come eliminare certi rumori fastidiosi. Nella propria barca si ha una cassetta degli attrezzi che permette di risolvere vari problemi e il risolverli, volta per volta, ci insegna sempre di più sulla barca, ma anche sull’andar per mare, trasmettendoci quella filosofia del “vietato lamentarsi, obbligatorio fare”, perché in barca lamentarsi non serve a nulla.

Queste sono tutte cose che, noleggiando una barca, non si vivranno mai. La barca noleggiata è un mezzo un po’ asettico che serve a portarci da un luogo a un altro. La vacanza sarà comunque bella, ma non vivremo mai il piacere che ci dà il rapporto con la nostra barca, non assorbiremo mai lo spirito del mare e delle sue barche.

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