lunedì 7 settembre 2026
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Andrea Lodolo, dalla finanza al giro del mondo senza GPS: chi è l’italiano della Golden Globe Race

Andrea Lodolo partecipa alla Golden Globe Race 2026 con BiBi, un Rustler 36. Dalla finanza alla vela oceanica, la storia del navigatore italiano.

Andrea Lodo, uno dei due italiani che sta partecipando alla Glonden Globe Race
Andrea Lodo, uno dei due italiani che sta partecipando alla Glonden Globe Race
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Andrea Lodolo ha lasciato per mesi il mondo della finanza e degli affari per prepararsi a navigare intorno al mondo da solo, senza scalo e senza GPS. Il velista milanese, 52 anni, è uno dei due italiani partiti il 6 settembre da Les Sables-d’Olonne per la Golden Globe Race 2026 e la sua storia è molto diversa da quella del navigatore oceanico professionista che trascorre tutta la vita tra regate e cantieri.

Lodolo arriva alla Golden Globe dopo una lunga carriera professionale nella finanza, negli investimenti e nel settore marittimo. La vela, però, fa parte della sua vita fin dall’infanzia. Ha iniziato da bambino sul lago di Como, per poi passare al windsurf e successivamente alle regate in doppio nel Mediterraneo. Durante gli anni universitari trascorsi nel Regno Unito ha navigato anche nel Solent, ma con l’inizio della carriera professionale la vela è rimasta per diverso tempo soprattutto una passione.

Il passaggio dalla passione a un progetto di vita avviene gradualmente. Durante un periodo sabbatico Lodolo parte per una lunga navigazione in solitario nell’Atlantico con un Hallberg-Rassy 43. Poi decide di approfondire il mare non soltanto come velista, ma anche dal punto di vista professionale.

Dalla finanza alla formazione nella marina mercantile

A circa quarant’anni entra alla Warsash Maritime Academy, una delle scuole britanniche di riferimento per la formazione degli ufficiali della marina mercantile. Lodolo completa il percorso da cadetto e accumula esperienze molto diverse tra loro, navigando su navi portacontainer, unità commerciali, piattaforme e imbarcazioni a vela tradizionali.

È un passaggio importante per capire il modo con cui sta affrontando oggi la Golden Globe Race. Lodolo non considera la preparazione soltanto come un allenamento alla vela oceanica. Ordine a bordo, manutenzione, capacità di intervenire sui problemi e organizzazione della vita quotidiana diventano parte della sicurezza.

Terminata quell’esperienza torna alla sua attività professionale, ma l’idea di compiere un giro del mondo in solitario rimane.

Nel 2023 arriva la decisione. Lodolo interrompe nuovamente il proprio percorso professionale con un obiettivo molto preciso: essere pronto sulla linea di partenza della Golden Globe Race il 6 settembre 2026.

Si trasferisce in Bretagna, a Port-la-Forêt, uno dei luoghi simbolo della vela oceanica francese, e dedica circa tre anni alla preparazione. Non soltanto navigazione, ma lavori sulla barca, allenamento, studio e miglia percorse in mare.

Lodo sul suo Rustler 36
Lodo sul suo Rustler 36

4.736 miglia da solo per qualificarsi

Uno dei passaggi più importanti arriva nel 2025, quando Lodolo completa la navigazione necessaria alla qualificazione percorrendo 4.736 miglia in solitario nell’Atlantico.

È una prova che serve anche a conoscere profondamente BiBi, il Rustler 36 con il quale sta affrontando la Golden Globe Race.

Il Rustler 36 è una barca molto lontana dal concetto degli attuali IMOCA oceanici. Disegnato da Holman & Pye, è lungo 10,77 metri, largo 3,35 e ha un dislocamento di circa 7,6 tonnellate. È una barca a chiglia lunga, robusta e relativamente pesante, caratteristiche che rispondono bene alla filosofia della Golden Globe Race.

Lodolo trova il suo esemplare in Scozia e lo sottopone a un refit pensato specificamente per il giro del mondo. L’obiettivo non è trasformarlo in una barca sofisticata, ma fare quasi il contrario: renderlo semplice, affidabile e facilmente riparabile.

A bordo quasi tutto è manuale. Gli interni vengono modificati per creare spazi per ricambi, attrezzature e viveri e una parte della barca viene trasformata in una vera officina. Viene ampliato anche il compartimento stagno prodiero, sacrificando persino il bagno.

Per l’autogoverno Lodolo ha scelto un Hydrovane e ne porta a bordo un secondo come ricambio. Anche questa scelta racconta bene la filosofia con cui affronta il viaggio: ciò che può rompersi deve, per quanto possibile, poter essere riparato o sostituito in mezzo all’oceano.

Andrea Lodo prima della partenza della Golden Globe Race
Andrea Lodo prima della partenza della Golden Globe Race

Una Golden Globe preparata quasi in silenzio

C’è poi un altro elemento che distingue il progetto di Lodolo. Negli anni della preparazione ha scelto di mantenere un profilo relativamente riservato.

La concentrazione, secondo lui, richiede anche la capacità di eliminare le distrazioni. La vita degli ultimi anni in Bretagna è stata quindi organizzata quasi interamente intorno alla preparazione della regata: allenamento, riposo, lavori sulla barca e navigazione.

Ha eliminato anche alcuni elementi della vita quotidiana che considera incompatibili con il ritmo che vuole mantenere in oceano. A bordo non ha portato alcolici né caffeina e prima della partenza ha smesso di fumare. L’obiettivo è riuscire a costruire una routine che gli permetta di alternare navigazione, lavori, alimentazione e sonno durante mesi di isolamento.

La preparazione sembra aver dato i primi risultati anche sul campo. Nel prologo SITraN Challenge disputato prima della partenza della Golden Globe, Lodolo e BiBi hanno concluso al terzo posto dietro al francese Damien Guillou e al britannico Henry Wootton.

Ma per Lodolo la Golden Globe non sembra essere soprattutto una questione di classifica.

Il richiamo dei navigatori del passato

Tra le figure che lo hanno ispirato c’è Bernard Moitessier, uno dei protagonisti della Golden Globe originale del 1968. Lodolo considera la regata anche un modo per rendere omaggio a quella generazione di navigatori.

Per questo ha accettato fino in fondo le limitazioni tecnologiche previste dalla competizione.

Niente GPS per navigare, niente moderni software di routing, niente strumenti che possano trasformare la traversata in un continuo flusso di informazioni digitali. La posizione deve essere determinata con il sestante e la navigazione astronomica, mentre molte decisioni devono tornare a dipendere dall’osservazione diretta del mare, del cielo e della barca.

Per una persona che ha trascorso buona parte della propria vita professionale tra numeri, investimenti e tecnologia, è anche un ritorno deliberato a qualcosa di più elementare.

Lodolo non rifiuta la tecnologia e ne riconosce il valore per la sicurezza della navigazione moderna. Quello che cerca nella Golden Globe è piuttosto un periodo nel quale tornare a prendere decisioni senza il filtro continuo di schermi, algoritmi e informazioni provenienti dall’esterno.

Da ieri questa preparazione non è più teoria.

Andrea Lodolo e BiBi hanno lasciato Les Sables-d’Olonne insieme agli altri concorrenti. Davanti hanno circa 30.000 miglia, i grandi capi dell’emisfero australe e molti mesi durante i quali tutto ciò che serve dovrà essere già a bordo.

Dopo una carriera costruita prendendo decisioni su persone, aziende e investimenti, Lodolo si trova ora davanti a una situazione completamente diversa: una barca di poco più di dieci metri, il mare e decisioni che dovrà prendere da solo.

Ed è forse proprio questo il senso del progetto che ha costruito negli ultimi tre anni. Non abbandonare una vita per cercarne un’altra, ma verificare quanto si è ancora capaci di ricominciare da capo.

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