lunedì 7 settembre 2026
Spartivento
  aggiornamenti

Golden Globe Race 2026, partiti 16 solitari: per la prima volta due italiani al via

È partita la Golden Globe Race 2026: 16 skipper affrontano il giro del mondo in solitario senza GPS. Al via anche Guido Cantini e Andrea Lodolo.

Golden Globe Race 2026, partiti 16 solitari
Golden Globe Race 2026, partiti 16 solitari
Barcando Barcando Barcando
PUBBLICITÀ

Sedici skipper sono partiti ieri, 6 settembre, da Les Sables-d’Olonne per affrontare la Golden Globe Race 2026, il giro del mondo in solitario e senza scalo che riporta la navigazione oceanica alle condizioni tecnologiche di oltre mezzo secolo fa. Tra loro ci sono anche Guido Cantini e Andrea Lodolo, i primi due velisti italiani a prendere ufficialmente il via della Golden Globe Race moderna.

Davanti ai concorrenti ci sono circa 30.000 miglia e molti mesi di navigazione. La rotta li porterà dall’Atlantico verso sud, intorno ai grandi capi dell’emisfero australe e quindi nuovamente verso Les Sables-d’Olonne. Ma a rendere particolare questa regata non è tanto la distanza quanto il modo in cui deve essere percorsa.

La Golden Globe Race nasce infatti con un principio preciso: riportare i navigatori alle condizioni della prima Golden Globe del 1968, quella vinta da Robin Knox-Johnston con Suhaili. Niente GPS, niente computer per la navigazione, niente collegamenti satellitari utilizzabili per ricevere informazioni meteorologiche come avviene normalmente nelle moderne regate oceaniche. Per determinare la posizione tornano protagonisti sestante, effemeridi, carte nautiche e navigazione astronomica.

Anche le barche devono rispettare una filosofia molto diversa da quella delle grandi regate oceaniche contemporanee. Non ci sono IMOCA con foil, materiali esasperati e velocità superiori ai 25 nodi. Sono barche a chiglia lunga, robuste, relativamente pesanti e appartenenti a progetti che richiamano quelli disponibili all’epoca della prima Golden Globe.

Due italiani per la prima volta sulla linea di partenza

Per l’Italia questa edizione ha un significato particolare. Guido Cantini parte con Hannah of Cowes, un Vancouver 34 con il quale ha completato anche le miglia necessarie per qualificarsi alla regata. Andrea Lodolo affronta invece il giro del mondo con BiBi, un Rustler 36.

È la prima volta che due italiani riescono a prendere ufficialmente il via della Golden Globe Race moderna. Nel 2018 Francesco Cappelletti non riuscì a essere pronto per la partenza ufficiale e lasciò Les Sables-d’Olonne circa venti giorni dopo, partecipando fuori classifica nella Carozzo Class. La sua navigazione terminò successivamente in Brasile dopo problemi al timone.

Cantini e Lodolo entrano quindi in una storia ancora poco frequentata dalla vela italiana. Non si tratta semplicemente di portare a termine una circumnavigazione, ma di farlo rinunciando a gran parte degli strumenti che oggi consideriamo normali anche a bordo di una piccola barca da crociera.

Navigare senza sapere esattamente dove ci si trova

È probabilmente questo l’aspetto che rende la Golden Globe Race difficile da comprendere per chi è abituato alla navigazione moderna. Oggi basta uno smartphone per conoscere la propria posizione con un’approssimazione di pochi metri. I concorrenti della GGR devono invece osservare il sole e le stelle, misurarne l’altezza sull’orizzonte e ricostruire la posizione attraverso i calcoli della navigazione astronomica.

Un errore di osservazione, un cielo coperto per diversi giorni o un problema al sestante possono significare navigare senza conoscere con precisione la propria posizione.

Ma la differenza riguarda anche la meteorologia. Nelle regate moderne i navigatori dispongono di file meteo, modelli previsionali e software capaci di elaborare le rotte più efficienti. Nella Golden Globe il rapporto con il tempo torna a essere molto più diretto: osservazione del cielo, pressione atmosferica, vento e informazioni consentite dal regolamento diventano strumenti fondamentali per capire ciò che sta per accadere.

Una regata contro il mare e contro se stessi

La velocità, inevitabilmente, diventa relativa. Una barca capace di navigare a sei o sette nodi non può allontanarsi rapidamente da una depressione come potrebbe tentare di fare un moderno IMOCA. Quando arriva il cattivo tempo, spesso bisogna affrontarlo.

Ed è qui che la Golden Globe Race cambia natura. Il problema non è soltanto essere veloci, ma conservare la barca e se stessi per mesi.

Attrezzatura, vele, timone, sartie e sistemi di governo devono attraversare Atlantico, Oceano Indiano e Pacifico senza assistenza esterna. Una rottura apparentemente banale può trasformarsi in un problema serio perché il concorrente deve essere in grado di ripararla con ciò che ha a bordo.

Lo stesso vale per l’uomo. La solitudine non dura qualche giorno o qualche settimana, ma può accompagnare il navigatore per gran parte di un anno.

I sedici skipper che hanno lasciato Les Sables-d’Olonne hanno quindi iniziato una regata che sembra appartenere a un’altra epoca, ma forse è proprio questo il motivo per cui continua ad attirare navigatori e pubblico.

In un mondo nel quale possiamo conoscere in ogni momento posizione, rotta, vento e meteo dei prossimi giorni, la Golden Globe Race rimette al centro qualcosa che la tecnologia ha progressivamente ridotto: l’incertezza.

E da ieri Guido Cantini e Andrea Lodolo sono soli in mare, insieme agli altri quattordici concorrenti, per affrontarla.

© Riproduzione riservata

SVN VIAGGI SVN VIAGGI SVN VIAGGI
ARTICOLI DI VIAGGI
Gais Gais Gais
PUBBLICITÀ