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domenica 6 settembre 2026
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Quando conviene poggiare invece di insistere di bolina

A volte conviene poggiare leggermente anche se ci si allontana dalla meta
A volte conviene poggiare leggermente anche se ci si allontana dalla meta

Stringere il vento non significa sempre andare più veloci. Ecco quando conviene poggiare qualche grado per aumentare velocità, ridurre lo scarroccio e migliorare la VMG.

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Stringere il vento il più possibile non significa necessariamente arrivare prima. È uno degli errori più comuni nella navigazione a vela: vedere la prua puntare verso la nostra destinazione dà la sensazione di essere sulla rotta migliore, ma se per mantenere quell’angolo la barca perde velocità, aumenta lo scarroccio e attraversa male le onde, può essere molto più conveniente poggiare qualche grado e farla camminare.

La questione riguarda il rapporto tra angolo e velocità. Una barca che naviga a 42 gradi dal vento vero ma procede lentamente potrebbe guadagnare meno strada verso sopravvento di un’altra che naviga a 47 gradi, ma con una velocità sensibilmente maggiore. È il principio della VMG, la Velocity Made Good, ovvero la componente della velocità realmente utile nella direzione verso la quale vogliamo avanzare.

Un concetto ben espresso da Roberto Ferrarese in questo video: https://www.youtube.com/watch?v=xmoQ3LCZKHI&t=6s, o in quello dedicato alla regolazione del fiocco: https://www.youtube.com/watch?v=QjhKOvIL4iw&t=2s.

Per questo la bolina migliore non coincide necessariamente con la bolina più stretta.

Quando stringere troppo il vento rallenta la barca

Il problema diventa evidente quando si comincia a “strozzare” la barca. Si cazza molto, si orza e sul GPS la rotta sembra migliorare. Nel frattempo, però, la velocità diminuisce. Con meno velocità cala anche l’efficienza delle appendici: chiglia e timone producono meno portanza e la barca può aumentare lo scarroccio. Una parte del vantaggio apparentemente ottenuto stringendo il vento viene così persa lateralmente.

La forza che ora si utilizza per scarrocciare si potrebbe usare per avanzare.

Poggiare di pochi gradi può cambiare la situazione. Le vele tornano a lavorare con un angolo d’incidenza più efficace, la barca accelera, aumenta il flusso d’acqua sulle appendici e spesso diminuisce anche lo scarroccio. La rotta indicata dalla bussola sarà meno favorevole, ma quella realmente percorsa verso sopravvento può esserlo di più.

La barca sembra più leggera, più allegra.

Vento leggero e mare formato: quando conviene poggiare

È una differenza che si sente soprattutto con vento leggero. Quando la barca è vicina al limite inferiore della propria velocità, cercare di guadagnare ancora qualche grado di angolo può costare molto. In queste condizioni è generalmente più importante mantenere il flusso sulle vele e sulle appendici. Poggiare leggermente permette di accelerare e, una volta raggiunta la velocità corretta, si può eventualmente tornare a orzare con gradualità.

Ancora più evidente è ciò che accade con mare formato. Insistere con una bolina molto stretta può portare la prua a colpire continuamente le onde. A ogni impatto la barca rallenta, poi deve accelerare nuovamente. In questo caso poggiare consente spesso di affrontare l’onda con maggiore velocità e di mantenere più costante l’energia della barca.

Naturalmente esiste anche il problema opposto. Poggiare troppo fa aumentare la velocità, ma allunga considerevolmente il percorso. Anche una barca molto veloce può avere una VMG peggiore se naviga troppo lontana dall’angolo ideale. Il timoniere deve quindi cercare un equilibrio, non semplicemente la massima velocità.

Polari, VMG e segnali da osservare a bordo

Le polari aiutano a individuare questo punto. Per ogni intensità di vento indicano una velocità e un angolo teoricamente ottimali. Nella navigazione reale, però, entrano in gioco le onde, lo stato delle vele, il carico della barca, la corrente e la capacità dell’equipaggio di mantenere costante la velocità.

Anche senza strumenti sofisticati ci sono segnali piuttosto chiari. Se per mantenere una bolina stretta bisogna continuamente correggere con il timone, i filetti sottovento lavorano male e la velocità continua a diminuire, probabilmente stiamo chiedendo alla barca un angolo che in quel momento non può sostenere.

È allora che conviene provare a poggiare due o tre gradi, lascare leggermente le vele e osservare cosa succede. Se la velocità sale rapidamente e la barca diventa più stabile e leggera al timone, è probabile che la nuova andatura sia più efficiente.

La bolina, in fondo, non è una gara a chi punta più vicino al vento. L’obiettivo è guadagnare più strada possibile verso sopravvento. E qualche volta, per arrivare prima dove vogliamo andare, bisogna accettare di puntare la prua un po’ più lontano.

© Riproduzione riservata

   

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