
Sedici skipper, circa 30.000 miglia e nessun GPS. La Golden Globe Race 2026 riporta la navigazione oceanica alle origini, tra sestante, carte nautiche e mesi di solitudine.
Domani, domenica 6 settembre, da Les Sables-d’Olonne partiranno 16 navigatori solitari per affrontare circa 30.000 miglia intorno al mondo senza scalo e senza assistenza. Ma la particolarità della Golden Globe Race 2026 è soprattutto un’altra: a bordo non ci sarà il GPS e saranno banditi i moderni strumenti elettronici di navigazione. Per sapere dove si trovano, gli skipper dovranno guardare il cielo, usare il sestante, consultare le effemeridi e riportare la propria posizione sulle carte nautiche di carta.
Una regata che torna alla navigazione di un tempo
È questa scelta radicale a rendere la Golden Globe Race una competizione difficilmente paragonabile alle altre grandi regate oceaniche contemporanee. Mentre su un IMOCA del Vendée Globe la tecnologia permette di conoscere posizione, rotta e condizioni meteorologiche con una precisione impensabile solo pochi decenni fa, nella Golden Globe si torna deliberatamente indietro nel tempo.
La regata nasce infatti come omaggio alla Sunday Times Golden Globe Race del 1968-69, la competizione che portò Robin Knox-Johnston a diventare il primo uomo a completare un giro del mondo in solitario e senza scalo. Allora partirono nove navigatori e soltanto Knox-Johnston riuscì a completare l’impresa.
Anche le barche della Golden Globe moderna devono rispettare questa filosofia. Sono ammessi yacht di serie lunghi tra 32 e 36 piedi, progettati prima del 1988, con chiglia lunga e timone collegato al bordo di uscita della chiglia. Niente grandi barche in carbonio, foil o sofisticati sistemi elettronici: scafi relativamente piccoli e pesanti che dovranno attraversare Atlantico, Indiano e Pacifico e doppiare i grandi capi prima di tornare a Les Sables-d’Olonne.
Che cosa significa navigare senza GPS nel 2026
Per i 16 skipper che partiranno domani la difficoltà non sarà quindi soltanto affrontare mesi di navigazione solitaria. Dovranno continuamente costruire la propria posizione. Con il GPS basta osservare uno schermo per conoscere le coordinate con precisione metrica; con il sestante bisogna misurare l’altezza del Sole o delle stelle sull’orizzonte, conoscere esattamente l’ora, effettuare i calcoli e trasferire il risultato sulla carta.
E quando il cielo rimane coperto per giorni, la situazione diventa ancora più complessa. Il navigatore deve procedere per stima, calcolando rotta, velocità, correnti e scarroccio fino a quando una nuova osservazione astronomica permette di correggere la posizione.
È un modo di navigare che oggi può sembrare appartenere a un’altra epoca, ma proprio questo è il principio sul quale è costruita la Golden Globe Race. Gli organizzatori vogliono che l’uomo torni a essere il centro della navigazione e che il risultato dipenda dalla capacità di interpretare il mare, conservare la barca e prendere decisioni senza la quantità di informazioni normalmente disponibile su una moderna barca oceanica.
Domani la partenza da Les Sables-d’Olonne
La selezione, del resto, è durissima. Nelle tre precedenti edizioni considerate dagli organizzatori sono partiti complessivamente 43 navigatori e soltanto nove hanno raggiunto il traguardo.
Domani pomeriggio la flotta lascerà Les Sables-d’Olonne. La parata inizierà alle 14:00 e dalle 14:30 le barche usciranno dal marina a intervalli di due minuti. Poi davanti ai 16 skipper resterà soltanto l’oceano.
Per molti di loro il viaggio potrebbe durare circa otto mesi. Otto mesi nei quali una delle domande più semplici della navigazione moderna – “dove sono?” – tornerà a essere una delle più importanti.
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