
Il Golfo di Biscaglia ha impiegato meno di due giorni per ricordare ai 16 solitari della Golden Globe Race che il giro del mondo è già cominciato davvero. Dopo una partenza da Les Sables-d’Olonne caratterizzata da poco vento, nella giornata di martedì 8 settembre sulla flotta è arrivato un fronte con vento contrario tra 25 e 35 nodi e onde che hanno raggiunto circa tre metri. Le immagini trasmesse dalle barche mostrano una navigazione dura, con mare corto e irregolare, mentre a bordo sono comparsi mal di mare, infiltrazioni d’acqua e i primi problemi tecnici.
Non sono condizioni eccezionali per il Golfo di Biscaglia, ma assumono un significato diverso per una flotta composta da barche tra i 32 e i 36 piedi, pesanti, a chiglia lunga e condotte da un solo uomo. Qui non si possono utilizzare i normali piloti automatici elettronici: per l’autogoverno gli skipper si affidano principalmente ai timoni a vento meccanici. GPS e moderni sistemi di routing meteorologico non fanno parte della normale navigazione di gara e i concorrenti devono gestire autonomamente barca, vele, riposo e navigazione.
Il passaggio del fronte ha trasformato così le prime miglia della Golden Globe Race in un primo test concreto. Su alcune barche sono comparse infiltrazioni sopra le cuccette e nelle zone dedicate alle carte nautiche, mentre diversi skipper stanno pagando fisicamente il mare formato. Anche il sistema di timone a vento è già entrato nella cronaca della regata: il francese Louis Kerdelhué ha segnalato un problema al suo Hydrovane, riuscendo però a effettuare una riparazione provvisoria e a continuare la navigazione.
Guillou sceglie il sud
Davanti alla flotta continua a essere Damien Guillou con il Rustler 36 Solarem. Il francese ha scelto relativamente presto di scendere verso sud, cercando vento meno contrario e soprattutto un mare più gestibile sulla strada verso Capo Finisterre. Nell’ultimo aggiornamento disponibile aveva percorso oltre 270 miglia dalla partenza, con Pat Lawless ancora in contatto con il gruppo di testa.
La flotta però si è già divisa in due. Andrea Lodolo, insieme a Guy deBoer ed Etienne Messikommer, ha scelto una posizione più settentrionale, puntando sull’arrivo del vento da nord-ovest. È una scelta che potrebbe consentire di poggiare e accelerare verso sud, ma comporta anche il rischio di incontrare successivamente una vasta zona di vento debole associata all’alta pressione.
Guido Cantini, con il Vancouver 34 Hannah of Cowes, è invece rimasto più vicino al gruppo che sta scendendo verso sud. La classifica in questa fase va comunque letta con cautela: le differenze sono ancora limitate e dipendono soprattutto dalla rotta scelta e dalla posizione di ogni concorrente rispetto al sistema meteorologico.
I primi problemi arrivano subito
Per Pär Nyman la regata non è invece ancora realmente cominciata. Dopo la partenza è tornato a Les Sables-d’Olonne per intervenire su Lazy Otter. Alla perdita di un componente dell’attrezzatura si è aggiunta la scoperta di corrosione e bulloni danneggiati nell’attacco superiore del timone. Le riparazioni sono state effettuate e il regolamento consente ancora allo svedese di ripartire entro la finestra prevista, ma il tempo perso resterà naturalmente sul cronometro.
Sono dettagli apparentemente piccoli rispetto alle circa 30.000 miglia del giro del mondo, ma raccontano bene cosa sia la Golden Globe Race. Il Southern Ocean è ancora lontanissimo, Capo Horn arriverà tra mesi, eppure dopo poche centinaia di miglia le barche hanno già iniziato a mostrare i primi problemi, gli skipper a fare i conti con il mal di mare e i sistemi meccanici a chiedere attenzione.
Prima sfida: uscire dal Golfo di Biscaglia
Prima dell’Atlantico, degli Alisei e dei grandi oceani del Sud c’è un ostacolo molto più vicino: uscire dal Golfo di Biscaglia. E quest’anno il Biscaglia ha deciso di presentare il conto quasi subito.
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