martedì 21 luglio 2026
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Cambiamenti climatici, caldo estremo, fenomeni violenti, cosa fare?

I cambiamewnti climatici stanno rendendo il tempo più instabile e violento
I cambiamewnti climatici stanno rendendo il tempo più instabile e violento

Dopo lunghi periodi di caldo aumentano i rischi di groppi e temporali violenti. Come preparare la barca, scegliere la rada e quando lasciarla.

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Caldo estremo e temporali violenti: come preparare la barca e cosa fare quando il vento supera i 40 nodi

Le estati stanno cambiando. I bollettini meteorologici sono oggi molto più affidabili rispetto a trent’anni fa, ma il tempo è diventato decisamente più instabile. Lunghi periodi di caldo intenso accumulano enormi quantità di energia nell’atmosfera e, quando questa energia si scarica, può dare origine a temporali molto violenti, groppi improvvisi e raffiche di vento che mettono in difficoltà anche gli equipaggi più esperti.

Il problema, quindi, non è più l’affidabilità delle previsioni, ma l’intensità dei fenomeni. Per questo motivo chi naviga non può limitarsi a guardare il meteo il giorno della partenza. Bisogna iniziare a seguirlo con alcuni giorni di anticipo e continuare a farlo durante tutta la vacanza, cercando di capire non soltanto la previsione locale, ma anche i grandi movimenti delle perturbazioni.

Un groppo o un colpo di vento particolarmente violento non arrivano quasi mai dal nulla. Generalmente esistono segnali premonitori che, se osservati con attenzione, permettono di prepararsi in tempo.

La rada non è meno sicura di un porto

Molti diportisti pensano che il porto rappresenti sempre il rifugio più sicuro. In realtà non è necessariamente così. Durante una violenta burrasca, una marina molto affollata può diventare più problematica di una rada ben scelta. Le barche sono vicine, gli spazi di manovra ridotti e un’imbarcazione che rompe gli ormeggi può provocare danni a catena.

Una rada ben ridossata, con un buon fondale e un’ancora adeguata, può offrire un livello di sicurezza pari e, in alcuni casi, superiore a quello di un porto.

Naturalmente la rada va scelta con criterio. Se le previsioni indicano instabilità, è preferibile non ancorare troppo all’interno, ma restare ai margini della baia, lontano dal gruppo principale delle imbarcazioni. Se dovesse rendersi necessario partire rapidamente, sarà possibile salpare senza dover dribblare decine di barche.

Anche la posizione rispetto agli altri ancoraggi è importante. Un monoscafo non dovrebbe sostare vicino a un catamarano perché, durante i cambi di direzione del vento, quest’ultimo ruota molto più rapidamente attorno all’ancora. Lo stesso principio vale, al contrario, per chi naviga in catamarano.

Prepararsi prima che arrivi il vento

Il momento critico è la notte. Durante la notte le difese sono molto basse e i tempi di risposta sono necessariamente più lunghi. Quindi, quando andiamo in rada, se la situazione meteorologica non è stabile, dobbiamo usare delle cautele: l’avvolgifiocco deve essere legato con uno stroppo, il tender va sistemato sulla coperta oppure nel garage, mentre i parabordi devono essere riposti e non lasciati appesi alle draglie sopra i passavanti, dove possono ostacolare gli spostamenti di chi deve andare a prua o, al contrario, da prua andare a poppa.

Anche i tendalini meritano una valutazione. Se sono in buone condizioni sopportano senza problemi raffiche di 35-40 nodi; se invece sono vecchi o usurati è preferibile chiuderli e fissarli.

Un controllo spesso trascurato riguarda la catena dell’ancora. L’ultima maglia deve essere assicurata al golfare presente nel gavone mediante uno stroppo e non con un semplice grillo, in modo da poter tagliare velocemente lo stroppo e liberare la catena. Vale la pena verificare che il sistema possa essere liberato rapidamente. Se il grillo è ossidato conviene intervenire prima della partenza con uno sbloccante; in mancanza di questo, anche la Coca-Cola può aiutare a sciogliere l’ossidazione superficiale.

Il verricello non è indistruttibile. Molti verricelli montati sulle barche da crociera sono dimensionati al limite. Con vento molto forte possono avere delle difficoltà a fare il loro lavoro.

Per questo motivo il pulsante non va tenuto premuto in continuo per diversi minuti. Il motore elettrico si surriscalda e rischia di far intervenire la protezione termica proprio nel momento meno opportuno. Conviene invece azionarlo a intermittenza.

Nei casi più estremi, quando diventa indispensabile lasciare rapidamente la rada e il verricello non riesce a recuperare la catena, la scelta più prudente può essere quella di legare un parabordo alla catena, mollare ancora e catena in mare e recuperarle successivamente.

Quando bisogna preoccuparsi davvero

Ogni barca è diversa e ogni situazione dipende dal tipo di ancora, dal fondale e da come è stato eseguito l’ancoraggio. Tuttavia esistono alcune soglie indicative.

Fino a circa 30-35 nodi di vento, con una buona ancora ben posizionata e un fondale adeguato, una barca correttamente ancorata offre normalmente un buon margine di sicurezza.

Tra 35 e 50 nodi è opportuno entrare in stato di allerta e monitorare costantemente la situazione.

Oltre i 50 nodi di vento costante si entra invece in una fase in cui bisogna essere pronti a prendere decisioni rapide.

Quando si decide di lasciare la rada?

Il primo motivo per lasciare la rada è quando ci si accorge che l’ancora sta iniziando a spedare. Con un’ancora tradizionale, inoltre, bisogna prestare molta attenzione ai repentini salti di vento: una rotazione di circa 90-100 gradi può essere sufficiente a far perdere la presa. Le moderne ancore dinamiche, invece, riescono generalmente a riallinearsi molto meglio al nuovo vento.

Un’altra situazione critica che può suggerire di lasciare la rada è rappresentata dai temporali molto violenti. In questi casi il vento cambia continuamente direzione e intensità e le barche iniziano a ruotare in modo imprevedibile, aumentando il rischio di collisioni.

Infine esiste un momento in cui non conviene più aspettare: quando numerose imbarcazioni iniziano a spedare contemporaneamente. Se una o due barche perdono l’ancora il problema è spesso gestibile; quando invece il fenomeno coinvolge molte unità, restare fermi significa esporsi inutilmente al rischio di essere travolti.

La barca resta il posto più sicuro. Chi affronta il suo primo vero colpo di vento prova inevitabilmente paura. È normale. Tuttavia è importante ricordare che una barca è una struttura progettata proprio per affrontare il mare.

Può inclinarsi molto, può urtare altre imbarcazioni, qualche attrezzatura può rompersi, ma nella grande maggioranza dei casi rimane il luogo più sicuro in cui trovarsi.

La cosa più importante è non farsi sorprendere. Preparare la barca, osservare il meteo con continuità e ragionare sempre come se il peggioramento potesse arrivare sono atteggiamenti che raramente si rivelano inutili.

Infine, una considerazione che negli ultimi anni è diventata sempre più attuale: se nei giorni precedenti la navigazione si sono registrate temperature eccezionalmente elevate, è prudente aspettarsi fenomeni atmosferici più intensi del normale. Se invece il periodo è stato caratterizzato da piogge e instabilità diffusa, è meno probabile assistere alla formazione di temporali improvvisi e particolarmente violenti.

© Riproduzione riservata

   

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