
In questi giorni l’Italia ospita due regate dedicate alle grandi barche a vela, ma sarebbe un errore considerarle due eventi simili solo perché in entrambi i casi si parla di yacht importanti, equipaggi numerosi e armatori di alto profilo. A Sorrento si corre l’IMA Maxi European Championship, inserito nella Tre Golfi Sailing Week, con una formula che unisce la storica prova d’altura della Regata dei Tre Golfi a più giorni di regate costiere e tecniche. A Porto Cervo, invece, la Giorgio Armani Superyacht Regatta apre la stagione mediterranea dei grandi superyacht a vela, in uno scenario dove la competizione si intreccia con il mondo degli eventi, dell’immagine e del lifestyle nautico.
La domanda interessante, quindi, non è solo quale delle due regate sia più importante. La vera domanda è: sulla base di cosa un armatore decide se portare la propria barca a Sorrento o in Costa Smeralda?

La risposta non dipende da un solo elemento, ma da una combinazione di fattori: il tipo di barca, il programma sportivo della stagione, il livello di competitività cercato, la composizione dell’equipaggio, il tempo a disposizione, il desiderio di visibilità e, naturalmente, il modo in cui l’armatore vive la propria barca.
Sorrento, il Maxi come barca da regata
A Sorrento il centro della scena è il Maxi inteso come barca da regata o da crociera-regata, impegnata in un campionato con valore sportivo preciso. L’IMA Maxi European Championship 2026 si svolge dal 21 al 28 maggio e comprende una prova lunga di circa 150 miglia, lungo il percorso della 71ª Regata dei Tre Golfi, seguita da quattro giorni di regate inshore. La flotta è divisa nelle principali classi IMA e, per il 2026, è stato introdotto il titolo europeo per ciascuna classe, un dettaglio che aumenta il peso agonistico della settimana.
Questo significa che Sorrento parla soprattutto agli armatori che cercano una misura sportiva. Chi va lì vuole confrontarsi con barche simili, su percorsi che mettono insieme altura, tattica costiera, manovre, scelte meteorologiche e capacità di tenere alto il rendimento per più giorni. Non è soltanto una passerella. È un campionato, con classifiche, divisioni, rating, prove diverse e un risultato finale che pesa nel calendario dei Maxi.

Porto Cervo, il superyacht a vela come evento
La Costa Smeralda racconta invece un altro mondo. La Giorgio Armani Superyacht Regatta, organizzata dallo Yacht Club Costa Smeralda dal 26 al 30 maggio, è dedicata ai superyacht a vela e si svolge nelle acque di Porto Cervo, tra le isole e i passaggi naturali del nord Sardegna. L’edizione 2026 vede schierati 17 superyacht, con regate che aprono di fatto la stagione mediterranea dei grandi yacht a vela.
Qui la dimensione sportiva esiste, ma si combina con un contesto diverso. Porto Cervo non è solo un campo di regata: è una destinazione, un club, una rete di relazioni, un calendario sociale, un ambiente in cui la barca viene vissuta anche come rappresentazione dell’armatore e del suo modo di stare nel mondo della vela. Per molti superyacht, partecipare alla Giorgio Armani Superyacht Regatta significa iniziare la stagione nel Mediterraneo dentro un circuito riconosciuto, frequentato e coerente con il posizionamento della barca.

Tipo di barca, agonismo ed equipaggio: le vere discriminanti
La prima discriminante, quindi, è tecnica. Non tutte le grandi barche sono uguali. Un Maxi da 70 o 80 piedi, pensato per regatare spesso e con un equipaggio molto allenato, trova a Sorrento un terreno naturale. Una barca di dimensioni superiori, più vicina al mondo del superyacht, con interni importanti, sistemi complessi e un programma che alterna crociera, charter, eventi e qualche regata selezionata, trova in Costa Smeralda un contesto più adatto.
La seconda discriminante è il livello di agonismo desiderato. A Sorrento l’armatore accetta una settimana in cui il risultato sportivo è centrale. La barca viene preparata per rendere, l’equipaggio lavora con logiche da campionato, ogni prova può pesare e il confronto con le altre classi Maxi è parte della motivazione. La Tre Golfi Sailing Week è una manifestazione lunga, articolata, costruita intorno alla vela offshore e alla competizione internazionale.
A Porto Cervo, invece, l’agonismo è più selettivo, spesso meno esasperato, anche se il livello tecnico degli equipaggi può essere altissimo. Le barche sono grandi, costose, talvolta uniche. La priorità non è sempre spremere ogni decimo di nodo, ma far regatare in sicurezza yacht molto complessi, con percorsi spettacolari e un equilibrio delicato tra competizione, gestione del mezzo e piacere dell’evento.
C’è poi il tema dell’equipaggio. Un Maxi impegnato a Sorrento richiede un gruppo preparato, numeroso, abituato a lavorare in modo rapido e coordinato. Si vira, si stramba, si cambia assetto, si interpreta il vento tra Capri, Sorrento e il Golfo di Napoli. La regata è fisica, tecnica, continua. Un superyacht a Porto Cervo richiede altrettanta professionalità, ma con una complessità diversa: manovre più lente, carichi molto elevati, procedure di sicurezza più rigide, coordinamento tra crew permanente e specialisti di regata.
Anche il calendario pesa. Un armatore che segue il circuito IMA può scegliere Sorrento perché la regata si inserisce in un percorso sportivo più ampio, insieme ad altri appuntamenti del Mediterraneo come la 151 Miglia, la Giraglia, la Copa del Rey, la Maxi Yacht Rolex Cup e la Middle Sea Race. La scelta non è isolata: fa parte di una stagione costruita intorno ai risultati.
Un armatore di superyacht può invece guardare a Porto Cervo come all’inizio elegante della stagione mediterranea. Si arriva in Sardegna, si partecipa alla regata, si incontra una comunità internazionale di armatori, cantieri, comandanti, progettisti e ospiti, e poi si prosegue verso crociere, charter o altri eventi. In questo caso la regata non è solo un obiettivo sportivo: è anche una tappa del calendario privato e relazionale della barca.

Due regate, due modi diversi di vivere la grande vela
La differenza più profonda, però, riguarda forse il modo in cui l’armatore guarda alla propria barca. C’è chi possiede un Maxi perché vuole correre, misurarsi, migliorare, vincere una classifica. Per questo armatore Sorrento è una scelta naturale: il mare è il campo di gioco, il risultato è il linguaggio, il confronto è diretto. C’è invece chi possiede un grande sailing yacht perché vuole vivere la vela dentro un’esperienza più ampia, fatta di navigazione, ospitalità, bellezza, reputazione e appartenenza a un mondo. Per questo armatore Porto Cervo può essere la scelta più coerente.
Non è una distinzione assoluta. Anche a Porto Cervo si regata sul serio. Anche a Sorrento ci sono armatori, sponsor, relazioni e momenti a terra. Ma il baricentro è diverso. A Sorrento domina il campionato. In Costa Smeralda domina l’evento. A Sorrento la domanda è: quanto va forte la barca rispetto alle altre? A Porto Cervo la domanda è anche: che cosa rappresenta quella barca dentro il mondo dei superyacht?
Per questo la contemporaneità delle due regate è interessante. Mostra che la vela dei grandi yacht non è un blocco unico, ma un territorio diviso in culture diverse. Da una parte c’è il Maxi come macchina sportiva, dall’altra il superyacht a vela come oggetto complesso, tecnico, sociale e simbolico. Due mondi vicini, ma non sovrapponibili.
Alla fine un armatore sceglie Sorrento o Porto Cervo in base a ciò che vuole ottenere dalla propria barca in quella settimana. Se cerca un titolo, una classifica, una serie di prove vere contro avversari diretti, la rotta porta verso Sorrento. Se cerca l’apertura della stagione mediterranea dei superyacht, un contesto internazionale, percorsi iconici e un evento in cui la regata è parte di un’esperienza più ampia, la rotta porta verso la Costa Smeralda.
La cosa più interessante è che entrambe le scelte raccontano la stessa passione, ma con due linguaggi diversi. A Sorrento la grande barca viene giudicata soprattutto per come corre. A Porto Cervo anche per come si presenta. In entrambi i casi, però, resta una certezza: quando le barche diventano grandi, la vela non diventa più semplice. Diventa più complessa, più costosa, più organizzata. E proprio per questo, quando funziona, ancora più affascinante.
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