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Il massacro di delfini alle Isole Faroe nel silenzio dell’Europa

Sono stati 1428 i delfini uccisi durante la rituale Grindadrap, la caccia ai cetacei alle Isole Faroe

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La chiamano Grindadrap gli abitanti delle Isole Faroe, un’antica parola che si riferisce alla caccia delle balene, o in generale ai cetacei che nuotano tra queste isole. L’atroce rito si è ripetuto anche quest’anno, lo scorso fine settimana, e a finire vittima del massacro questa volta sono stati 1428 delfini che hanno tinto di rosso l’acqua dell’arcipelago in una carneficina andata avanti per giorni.

Le Isole Faroe, collocate in Oceano Atlantico tra Norvegia e Danimarca, appartengono alla Danimarca anche se hanno un governo autonomo che approva questa pratica da parte dei cacciatori di balene e pescatori locali, con il benestare del governo danese.

Un tempo il Grindadrap era una caccia fondamentale per il sostentamento della popolazione locale alla quale veniva divisa equamente la carne, mentre il grasso veniva usato come combustibile per le illuminazioni domestiche.

Oggi però non si vede alcuna giustificazione al massacro indiscriminato dei cetacei ed è per questo motivo che molte associazioni animaliste o storiche combattenti contro la caccia alle balene, come Sea Shepherd, hanno gridato allo scandalo.

Un intero pod di delfini di grandi dimensioni è stato accerchiato dalle barche a motore dei pescatori e sospinto verso la costa. Quando i cetacei sono rimasti in pochissima acqua, sono entrati in azione i carnefici dalle spiagge che con arpioni e a volte anche altri strumenti elettrici hanno massacrato senza pietà l’intero nucleo.

Una scena agghiacciante che si ripete ogni anno nel cuore della civilissima Europa.

L’Unione avrebbe in realtà anche emesso una normativa nel 1992 che ripudia qualsiasi forma di caccia ai cetacei, norma alla quale tutti gli Stati membri dovrebbero sottostare.

La situazione delle Faroe però è particolare, perché pur appartenendo amministrativamente alla Danimarca è un territorio autonomo e non è mai entrato nella Comunità Europea. Dovrebbe essere quindi la Danimarca a far sì che venga rispettata la normativa, ma fino a oggi il governo danese ha fatto quasi finta di nulla.

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