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Cheminees Poujoulat si spacca in due in Atlantico

Dramamtica avventura per Bernard Stamm e Damien Guillou sul ritorno della Transat Jacques Vabre

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Atlantico settentrionale – Il 23 dicembre sera, a circa 200 miglia a sud ovest delle coste inglesi, l’IMOCA 60, Chemiees Poujoulat con cui Bernard Stamm e Damien Guillou avevano partecipato alla Transat Jacques Vabre e che ora stavano riportando in Francia, si è spezzato in due. I due skipper sono salvi per miracolo grazie ad un’eccezionale operazione di recupero.

Bernard Stamm ha attivato l’Epirb dell’imbarcazione il 23 dicembre alle 18,30, dando il via ad un’operazione di salvataggio che rimarrà nella storia della vela.

Come racconta lo stesso Stamm dopo l’incidente, sulla nave che li ha salvati: “Un grosso fronte ci stava arrivando addosso, il vento era tra i 43 e i 45 nodi, ma era una cosa gestibile. Ci eravamo preparati alla tempesta, avevamo issato a riva il fiocco piccolo e dato quattro mani di terzaroli alla randa. Con tela così ridotta non avevamo una gran velocità, ma lo stesso, scendo da un’onda e la barca si è spezzata in due appena prima delle daggerboards (le lame laterali alzabili che hanno tutti gli IOMCA con la chiglia basculante)”.

In quelle circostanze c’era da aspettarsi che l’albero venisse giù subito, ma Stamm racconta che non è stato così, “L’albero non è caduto subito e ci ha dato il tempo di chiudere tutta la barca. Quando è venuta giù tutta l’attrezzatura si è abbattuta sulla poppa.”

Era chiaro che la barca stesse affondando e i due skipper hanno subito preparato l’abbandono della barca. Le onde erano altissime, oltre i dieci metri e l’albero picchiava contro lo scafo, le sartie frustavano l’aria.

“Ci siamo preparati ad abbandonare la barca – continua Stamm.- Insieme a Damien ho provato a tagliare le sartie per liberarci dell’albero, ma non c’è stato nulla da fare. Lavorare in quelle condizioni era veramente troppo pericoloso. Tuttavia siamo riusciti a incastrare l’albero in modo che fosse leggermente sotto la superficie e non battesse più contro lo scafo”.

Nello stesso tempo due ricognitori erano partiti dalla Francia per cercare la barca, mentre gli elicotteri della Royal Navy stavano preparandosi al recupero.

Un Falcon 50 riesce a individuare la barca prima di dover tornare indietro e segnala la posizione agli elicotteri. Un Sea King raggiunge Chemiees Poujoulat e riesce a parlare con i due skipper. Il ponte della barca, pieno di cavi e con l’albero rotto, non consente di recuperare gli uomini direttamente dal ponte.

“Il pilota ci ha chiesto di buttare in acqua l’autogonfiabile e salirci. Abbiamo messo in acqua l’autogonfiabile con tutto le nostre cose, ma poi non siamo riusciti a salirci sopra. La barca si muoveva troppo e gli urti a causa dei danni della barca erano fortissimi. Alla fine abbiamo perso la zattera. Allora l’elicotterista ci ha detto di saltare in acqua e nuotare, ci avrebbero tirati su dall’acqua. Ma non ha funzionato, anzi è stato ancora più pericoloso che cercare di salire sull’autogonfiabile. Le onde erano enormi e quando abbiamo capito che l’elicottero non ce l’avrebbe fatta a prenderci, tornare in barca è stato pericoloso e faticoso. Per noi, è stato uno shock.”

Ora i due skipper hanno una zattera persa in acqua e una seconda zattera dentro un gavone irraggiungibile per via dell’albero, mentre Chemiees Poujoulat continua ad affondare. Così il Sea King getta in acqua 5 autogonfiabili intorno alla barca, ma nessuno di loro è abbastanza vicino per poter essere raggiunto dagli skipper.

All’una di notte, l’elicottero ha terminato il suo tempo, non può rimanere più a lungo e riprende la via di casa lasciando i due nella tempesta su di una barca che sta affondando e senza un’autogonfiabile sul quale ripararsi. La situazione è decisamente drammatica.

Nel frattempo, l’allarme è stato diramato a tute le unità in navigazione e più di una nave sta convergendo verso Chemiees Poujoulat.

Verso le tre della mattina tra le onde del mare appare la prua di un mercantile norvegese di duecento metri di lunghezza. La salvezza sembra a portata di mano, ma sia Bernard che Damien sanno bene che salire su quella nave non sarà un gioco da ragazzi.

“La nave ha manovrato e ci si è messa di fianco, quindi – racconta Stamm – ci hanno lanciato una cima, ma durante le operazione ci siamo quasi schiantati contro la nave.”

L’equipaggio della nave norvegese ha lanciato una seconda cima che Stamm è riuscito a prendere prima che un’onda buttasse lui e Damien in mare. A quel punto Damien Guillou è riuscto a prendere un anulare gettato dalla nave e raggiungere la grande scala a rete stesa sul fianco del mercantile, mentre Bernard si è trovato a circa 80 metri da questo.

“E’ stata una cosa veramente stressante - conclude Stamm – per me è stata veramente dura vedere Chemiees Poujoulat scomparire sotto le onde."

Ora i due skipper stanno bene e la nave norvegese che li ha salvati li lascerà al porto di Rotterdam.

Per quanto sia stato il mercantile a operare materialmente il salvataggio, la riconoscenza dei due uomini va a tutte coloro che sono stati coinvolti, dal pilota del ricognitore che ha usato sino all’ultimo litro di benzina per trovarli, all’equipaggio dell’elicottero che ha rischiato la vita per salvarli, agli uomini dei centri operativi che sono riusciti a coordinare tutti gli attori del salvataggio e far sì che questo abbia avuto buon esito.