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Sea Shepherd coglie in flagrante baleniera giapponese

Sea Sheperd non molla e intercetta nell’Australian Whale Sanctuary, area marina protetta, una baleniera giapponese con un cetaceo morto sul ponte

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Australian Whale Sanctuary (Australia) - Operazione Nemesis, questo il nome dell’11 campagna antartica di Sea Sheperd in difesa delle balene che ha portato gli eco-pirati del mare a bordo dell’elicottero della nave Steve Irwin a documentare nelle acque protette australiane dell’Australian Whale Sanctuary, l’ennesima azione di pesca di frodo da parte delle baleniere giapponesi.

Dopo cinque settimane di pattugliamento nell’Oceano meridionale gli uomini di Sea Sheperd il 15 gennaio sono riusciti a produrre riprese video e fotografie che testimoniano la presenza di una balena sul ponte della baleniera giapponese Nisshin Maru.

L’equipaggio giapponese, accortosi della presenza dei Sea Sheperd, ha cercato di nascondere il cetaceo sul ponte con un telo e le due navi arpionatrici della flotta nipponica di supporto alla Nisshin Maru hanno repentinamente ritirato i loro arpioni, ma le immagini non lasciano ombra di dubbio: è bracconaggio.

La documentazione e le prove che testimoniano l’opera illegale dei giapponesi in quest’area protetta è la prima dopo la sentenza della Corte internazionale di Giustizia nel 2014 che ha sanzionato le operazioni di caccia alle balene nelle acque antartiche.

A quel verdetto si è aggiunta la sentenza della Corte federale australiana che ha imposto ai giapponesi il pagamento di un’ammenda di un milione di dollari australiani. Questa a oggi non è mai stata pagata e le operazioni di frodo continuano.

I Sea Shepherd ritengono che il governo australiano dovrebbe attuare misure più decise per impedire l’attività illegale giapponese.

Nelle ultime dieci campagne, Sea Shepherd è riuscita a salvare più di 6mila balene dagli arpioni a punta esplosiva della flotta baleniera nipponica che opera illegalmente.


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