
Nella notte tra il 12 aprile e oggi 13 aprile 2026 il mare nella zona di Pozzallo è stato particolarmente inclemente, le onde erano molto alte e i venti di burrasca hanno soffiato per tutta la notte. All’alba la Guardia Costiera ha ricevuto un mayday. A circa 10 miglia dalla costa siciliana, una barca era rimasta senza governo, con il motore in avaria e le vele distrutte dal vento. A bordo un uomo solo che, nonostante la barca non avesse riportato gravi danni, non se la sentiva di passare ore a cercare di far ripartire il motore senza sapere se ce l’avrebbe fatta o meno.
Il soccorso in mare aperto
La motovedetta della Guardia Costiera si è mossa subito raggiungendo in poco più di un’ora lo sfortunato skipper.
Il mayday è stato lanciato verso le 5 del mattino, alle 6:30 la motovedetta era sul posto. L’intervento si è svolto con un mare ancora formato anche se le onde erano sempre più basse.
Un po’ per le condizioni dello skipper, che sembrava molto provato dall’esperienza, e un po’ per il mare, il sottoufficiale a capo della motovedetta ha deciso di non tentare il trasbordo del navigatore solitario sulla motovedetta e ha fatto approntare il cavo di traino.
Una notte difficile tra paura e controllo
Non è stato un naufragio, ma è una storia che racconta quanto sottile sia il confine tra navigazione e emergenza. La notte, il vento e l’avaria hanno costruito una combinazione che ha messo in difficoltà anche una navigazione relativamente sotto costa. Allo stesso tempo, racconta come le barche siano oggetti estremamente sicuri in grado di riportare a casa il marinaio nelle condizioni più avverse. Nonostante tutte le rotture, la barca non ha subito danni reali e lo skipper non ha mai corso grandi rischi al di là della grande paura che deve aver vissuto quando ha visto le vele andare a brandelli.
Il rientro e il ruolo della Guardia Costiera
Un’altra lezione che possiamo trarre da una storia come questa è che la nostra Guardia Costiera c’è e, mare o non mare, burrasca o calma piatta, gli uomini con la divisa bianca escono in mare sempre per venirci a soccorrere e questo è fonte di grande tranquillità per chiunque naviga.
L’avventura si è conclusa alle 9:00 del mattino quando la motovedetta è rientrata in porto e ha fatto ormeggiare la barca al sicuro in banchina.
© Riproduzione riservata






















