domenica 27 novembre 2022
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Concessioni dei porti e Direttiva Bolkestein: le preoccupazioni di Ucina

Il Ddl Concorrenza finisce per equiparare le concessioni balneari con quelle dei porti, un’operazione che preoccupa Confindustria e allarma i privati

Concessioni dei porti e Direttiva Bolkestein: le preoccupazioni di Ucina
Concessioni dei porti e Direttiva Bolkestein: le preoccupazioni di Ucina

Qualche tempo fa vi avevamo parlato di cosa stesse accadendo sulle concessioni balneari con l’Unione Europea che ormai chiede da tempo all’Italia di recepire la Direttiva Bolkestein in tema di concessioni balneari.

Nel Ddl “Concorrenza” (AS 2469) presentato in Parlamento, il testo interviene però anche sulle concessioni di beni, inclusi porti e approdi della nautica da diporto, e non solo sul fronte delle concessioni balneari sulle spiagge.

Sull’argomento è intervenuta anche UCINA Confindustria Nautica, che ha chiesto un’audizione al Senato sull’argomento.

“L’estensione di queste regole a porti e approdi della nautica avviene, inoltre, in contrasto con quanto previsto dallo stesso diritto europeo, perché la Direttiva Bolkestein esclude espressamente l’applicazione ai porti e la Corte di Giustizia UE ha anche sentenziato che questi ultimi vanno – commenta il Presidente di Confindustria Nautica, Saverio Cecchi. - Non siamo contrari a nuove regole, ma poniamo con forza la richiesta di non applicare le norme pensate per le gare di affidamento dei servizi pubblici direttamente alla concessione di beni”, conclude Cecchi.

I porti, soprattutto quelli dedicati al turismo e al diporto, hanno caratteristiche diverse rispetto alla concessione su una spiaggia.

Se una società privata perde la concessione di un porto, vuol dire perdere anche tutti i beni immobili costruiti sulla concessione negli anni. Secondo Ucina l’altro nodo è di natura economica: ovvero “il riconoscimento economico dovuto al concessionario uscente che, trattandosi di beni da lui costruiti, deve assolutamente essere commisurato al valore commerciale dell’azienda e non al mero avviamento, diversamente l’incameramento dei beni da parte dello Stato si trasforma in un vero esproprio” recita una nota di Confindustria Nautica.

Un passaggio quindi difficile questo sulle concessioni, che l’Italia comunque era chiamata prima o poi a espletare dato che l’Unione l’aveva ripetutamente ammonita sulla mancanza di libera concorrenza causata dalle concessioni pluri decennali o a vita che erano state date in molte zone turistiche.

© Riproduzione riservata

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