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Stop al rinnovo automatico delle concessioni balneari dal 2024

Stop al rinnovo delle concessioni balneari, lo ha stabilito il Consiglio di Stato; il pressing dell’Unione Europea sull’Italia era iniziato nel lontano 2006

SailItalia
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Sentenza “rumorosa” del Consiglio di Stato, che in seduta plenaria ha stabilito che la proroga delle concessioni balneari non andrà oltre il dicembre 2023. Il braccio di ferro con le associazioni di categoria del turismo balneare andava avanti già da tempo, da quando l’Unione Europea aveva messo sotto la lente d’ingrandimento l’Italia sulla gestione delle concessioni lungo le coste.

L’UE accusava il nostro paese di non rispettare le regole a tutela della concorrenza imposte dal diritto comunitario. Adesso arriva una decisione definitiva, con la sentenza che recita:“Dal giorno successivo (alla scadenza di dicembre 2023 n.d.r.) non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza…la perdurante assenza (nonostante i ripetuti annunci di un intervento legislativo di riforma, mai però attuato) di un’organica disciplina nazionale delle concessioni demaniali marittime genera una situazione di grave contrarietà con le regole a tutela della concorrenza imposte dal diritto dell’UE, perché consente proroghe automatiche e generalizzate delle attuali concessioni (l’ultima, peraltro, della durata abnorme, sino al 31 dicembre 2033), così impedendo a chiunque voglia entrare nel settore di farlo”.

Una sentenza che lascia pochi margini di interpretazione e che ovviamente non è piaciuta alla Federbalneari Italia, la quale ha comunicato con una dichiarazione del Presidente Marco Maurelli che si riserverà di fare ulteriori valutazioni legali sul caso.

Il pressing dell’UE sull’Italia è datato 2006, quando con la Direttiva Bolkenstein l’Italia venne sollecitata a liberalizzare le concessioni pubbliche organizzando gare periodiche, internazionali, che garantissero la libera concorrenza.

L’auspicio è che questa sentenza provochi un miglioramento del servizio per il nostro turismo balneare, con il giusto equilibrio lungo le spiagge tra zone libere e altre date in concessione ai privati.

Non è un mistero che in alcune regioni italiane, come l’Emilia Romagna e la Liguria, i tratti di spiaggia pubblica siano stati quasi interamente “cannibalizzati” dalle concessioni private decennali.

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