
Domenica 26 aprile un grosso squalo ha colpito un motoscafo al largo di Gallipoli, dove si trovavano dei pescatori dilettanti per una battuta di pesca tra amici. L’impatto è stato improvviso, violento, tanto da far sobbalzare la prua e scuotere l’imbarcazione sotto i piedi dei pescatori a bordo. L’episodio, avvenuto nel mare del Salento, ha generato paura ma nessun ferito. Protagonista un esemplare adulto di squalo mako, visibilmente ferito, che secondo le prime ricostruzioni avrebbe cambiato direzione all’improvviso finendo contro la barca.
Il racconto di chi era a bordo
Il racconto arriva direttamente da chi era a bordo. Un tonfo secco, una vibrazione che risale lungo lo scafo, il motore che cambia suono. Scene che, per chi vive il mare, restano impresse. Non si è trattato di un attacco nel senso predatorio del termine, ma di un urto improvviso, probabilmente legato allo stato dell’animale. Lo squalo presentava infatti una ferita tra la pinna dorsale e la coda, elemento che potrebbe averne alterato il comportamento rendendolo più nervoso o disorientato.
Un secondo avvistamento nel Salento
Non è un caso isolato. È il secondo avvistamento documentato nel Salento in pochi mesi. Già nell’estate precedente un altro esemplare di mako, più piccolo, era stato segnalato nelle acque di Porto Cesareo. Questo dettaglio cambia la prospettiva: non un evento eccezionale, ma un segnale che merita attenzione.
Il mako nel Mediterraneo e il rischio per l’uomo
Lo squalo mako, nome scientifico Isurus oxyrinchus, è una specie pelagica diffusa nelle acque tropicali e subtropicali di tutto il mondo. Nel Mediterraneo è presente, ma viene considerato raro.
Non si tratta quindi di una specie “estranea” al nostro mare. Non è un visitatore occasionale arrivato da lontano, ma un predatore che fa parte, anche se in modo marginale, dell’ecosistema mediterraneo. La sua presenza lungo le coste italiane è documentata da tempo, anche se gli incontri ravvicinati restano poco frequenti.
Il mako è uno degli squali più veloci al mondo, un predatore costruito per inseguire pesci rapidi come tonni e pesce azzurro. Può compiere scatti improvvisi e, in alcuni casi, salti fuori dall’acqua.
È inserito tra le specie potenzialmente pericolose per l’uomo, ma questo non significa che rappresenti un rischio concreto nelle attività quotidiane in mare. Gli attacchi sono estremamente rari. Più spesso, come in questo caso, eventuali incidenti sono legati a situazioni particolari: animali feriti, stressati o disturbati.
Gli esperti sottolineano che il mako non ha interesse verso l’uomo come preda. Il suo comportamento può diventare imprevedibile solo in condizioni anomale, come quando è ferito o catturato accidentalmente.
Perché lo squalo non fa paura
D’estate, quando i diportisti vanno in mare, tutta la fauna marina, squali inclusi, tendono a ritirarsi verso le profondità e il mare aperto. Le barche che tagliano la superficie del mare fanno paura. I pesci piccoli si nascondono e si allontanano, quelli grandi che di pesci piccoli vivono li seguono.
Statisticamente in Italia non ci sono mai stati attacchi di squali fatali. C’è stato qualche incontro ravvicinato, ma in nessun caso l’animale ha minacciato l’uomo. Nei nostri mari gli squali ci sono, ma generalmente sono di piccole dimensioni. Un animale lungo due metri o poco più non attacca un altro animale che più o meno ha la sua taglia, perché dovrebbe rischiare?
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